Musica, senza steccati

lunedì 30 gennaio 2012

Show me the way to go home, zio Nino

04:02 Posted by Igor Principe , 1 comment


(I prossimi due post saranno molto personali. Il secondo un po’ meno di questo, che racconta una storia di famiglia).

Avevo uno zio di nome Giovanni, ma per tutti era Nino. Molti anni fa acquistò un pianoforte verticale perché la sua sorellina, Sarah, voleva prendere lezioni. Scovò in non so quale scantinato uno Steinway & Sons verticale, opaco e intarsiato. Tasti in autentici avorio ed ebano. Un gioiello. Quel pianoforte era considerato, non solo tra i componenti della famiglia cui apparteneva (il mio ramo materno: Nino era il fratello di mia madre), una specie di tesoro. Ogni tanto si favoleggiava su quanto potesse valere e di conseguenza su quanto potesse tornare utile venderlo, tutti sapendo che nessuno aveva nemmeno una lontana intenzione di provarci.

Quel pianoforte è in una fotografia in cui Nino tiene in equilibrio sullo sgabello un infante di sei mesi, che appoggia le mani cicciotte sulla tastiera guardandosi intorno con aria per nulla smarrita. L’infante sono io. Quando, anni dopo, ho studiato musica accarezzando l’idea di farne una professione, qualcuno – forse Nino stesso – ha commentato così quella foto: “Ha l’aria da predestinato”. Il resto della mia storia ha rivelato quanto il commento nascesse da un obiettivo puntato sul futuro con lenti sfocate.

Il punto non è questo, comunque. Il punto è Nino. Era la persona più stonata che conoscessi, ma al contempo la persona che più considerava la musica come un elemento vitale. Non ne era un esperto – forse lo era di canzoni italiane degli anni Sessanta, di cui possedeva centinaia di “nastri” (lui chiamava così le cassette) nei quali poteva capitare che le canzoni si ripetessero – ma non riusciva a trascorrere un minuto della giornata senza che qualcosa suonasse nel registratore. Per di più, male: regolava alti e bassi in modo assurdo, incupendo lo spettro sonoro fino a creare un pastone che lui definiva “morbido, non quelle cose stridule di cui sono capaci gli stereo moderni”.

La musica – meglio, le canzoni – è tra i ricordi più vivi dei momenti trascorsi a casa di mia nonna, dove Nino viveva. Alle 8 del mattino nel mangianastri partivano Remo Germani, Gino Paoli, Mina, Bruno Lauzi, Neil Sedaka; in altri momenti, dominavano Tenco e De Andrè; poi c’è stata la fase dei francesi: Montand, Brel, Brassens; ciclicamente passavano Sinatra e Aznavour; in un certo periodo si sono celebrati gli anni tra i Trenta e i Cinquanta, tra Rabagliati, Quartetto Cetra, Gorni Kramer e Nilla Pizzi. Per non dire del Natale, dittatura dei diarchi Pat Boone e Bing Crosby. Ma gli anni Sessanta erano i padroni del registratore, e se io sento canzoni come Baci o Abat-jour avverto ancora il profumo dei ragù di braciole e polpette cui mia nonna era tenuta ogni domenica, e con i quali mio nonno e i commensali riuscivano ad alleggerire il peso della colonna sonora.

Nino, ogni tanto, cantava. Sarebbe meglio dire: pronunciava parole tentando di dar loro un senso melodico. In un colmo di fiducia in se stesso, apriva il pianoforte e si accompagnava picchiando come un fabbro su una sequenza di due accordi (do e fa) illogicamente indipendente dalla canzone. Una, in particolare, era la sua preferita. Gliela insegnò suo zio Salvatore, che la apprese da un soldato americano di stanza a Foggia negli anni Quaranta. Nino conosceva solo la prima strofa; una volta tentò di cantarmi la seconda, poi rise e fece come sempre: se ne inventava un seguito in foggiano.

Se non ci avesse detto addio in una calda domenica di fine ottobre del 2006, Nino oggi avrebbe compiuto 65 anni. Qualche giorno fa mi sono ritrovato a cantare quella canzone, e nella improponibile versione con cui l’ho sempre ascoltata da lui. Ho ricordato che esiste YouTube e ho voluto soddisfare alcuni desideri: capire se la canzone sia mai stata incisa; conoscerne l’esatta melodia; imparare la seconda strofa.

Li ho soddisfatti tutti e tre, e il video in apertura lo certifica. Ci sarebbe tuttavia un quarto desiderio: farla ascoltare a Nino. Ci provo con questo post.

1 commento:

  1. Commuoversi alle 10.27 di una gelida mattina, prima del caffè! Grazie...

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