Musica, senza steccati

domenica 15 gennaio 2012

Wrecking Ball, il nuovo disco di Bruce Springsteen

09:42 Posted by Igor Principe , , No comments
Era stato annunciato per il giorno in cui Clarence "Big Man" Clemons avrebbe compiuto 70 anni (11 gennaio); invece è oggi che Bruce Springsteen ufficializza l'uscita del suo prossimo disco. Il titolo è Wrecking  Ball e uscirà il 5 marzo negli Usa (il 6 nel resto del mondo). La principale nota, per cercare di capire che album sarà, è il nome del produttore: Ron Aniello. Uno che a casa Springsteen c'è già stato, avendo lavorato con Patti Scialfa (corista e, più di tutto, moglie di Bruce).

Ho dato un'occhiata alla storia professionale di Aniello, e mi trovo a confessare profonda ignoranza: di tutti gli artisti con cui ha lavorato conosco solo i Sixpence none the richer, meteore di fine anni 90 con la gradevole Kiss me. Non ho quindi idea se Wrecking Ball segnerà un ritorno di Bruce ai suoni asciutti del rock dopo le incursioni pop di Working on a dream. Di sicuro, per quanto mi riguarda, c'è un po' di dispiacere per l'assenza di Brendan O' Brien, che con Springsteen ha lavorato, oltre che nell'ultimo citato, in The Rising, in Devils and Dust e in Magic. Il tocco si sentiva, e a mio avviso era un autentico ritorno alle origini.

Perché sì, è vero che nel 1972 Bruce ha fatto l'audizione davanti a John Hammond armato di sola chitarra acustica, ed è vero che nel catalogo artistico americano è rubricato alla voce storytellers (l'equivalente dei nostri cantautori). Ma nei suoi primi tre dischi - Greetings from Asbury Park, N.J.; The Wild, the Innocent and the E-Street Shuffle; Born to run - Springsteen ha lavorato su una pienezza musicale che poi, da Darkness on the Edge of Town, è stata sacrificata sull'altare della rudezza rockeggiante. Born to run è gravido di suoni, ispirato al wall of sound tanto caro a Phil Spector. Quanto ai brani, in gran parte delle sue 8 canzoni c'è un'articolazione armonica che va ben oltre i tre, quattro accordi cari agli storytellers. Nei precedenti, Spirit in the night, It's hard to be a saint in the city, Kitty's back, Blinded by the light e E-Street shuffle pescano congruamente in jazz e funky; Rosalita è quasi una rapsodia; New York City Serenade omaggia fughe pianistiche di stampo classico, e poi lascia che a parlare siano gli archi.

Brendan O' Brien aveva riportato nei dischi di Bruce un'attenzione particolare per la varietà degli arrangiamenti, arricchendo con impasti sonori linee armoniche molto semplici (Paradise e Reno sono emblematiche, a riguardo). E, secondo me, impreziosendo il valore letterario dei testi (Martchelo, stai buono!). Un lavoro di cui mi piacerebbe Aniello facesse tesoro.

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