Musica, senza steccati

lunedì 23 gennaio 2012

You can leave your hat on, e l'equivoco Randy Newman

Nell'anno 1986 viene pubblicata la canzone che poi farà da soundtrack a tutti gli spogliarelli di questo mondo. Il brano si intitola You can leave your hat on, e accompagna la scena di 9 settimane e mezzo in cui Kim Basinger seduce svestendosi Mickey Rourke (e qualche altro milione di individui di sesso maschile).

Quel brano è un equivoco. Estrogenato da una sezione fiati quanto mai vigorosa, da un incedere ritmico incalzante, da cori gospel e dalla voce unica di Joe Cocker, è diventato una sorta di Viagra sotto spoglie musicali. In realtà, nasce con tutt'altra intenzione.

Anzitutto, nasce molto prima del 1986. E' infatti il 1972 quando il suo autore, Randy Newman, la inserisce nel disco Sail Away. Soprattutto, nasce con chiaro intento ironico. Come ha scritto Luca Sofri, il brano "si riferisce nelle intenzioni a un frustrato e debole semimpotente", e se la si ascolta cantata da Newman quelle intenzioni - soffocate in una voce nasale e smozzicata, appena sostenuta da un pianoforte ricco di note ma al contempo discreto - ci sono tutte.

You can leave your hat on simboleggia perfettamente un altro equivoco, cioè la stessa carriera di Randy Newman stesso. Sofri l'ha raccontata gran bene, e non c'è molto altro da aggiungere. C'è invece da consigliarne i dischi. Io mi limito all'ultimo, Live in London: ne ho letto su un Sette Magazine di qualche settimana fa (la rubrica musicale, tenuta da Lorenzo Viganò e Stefania Ulivi, segnala uscite decisamente interessanti: più che lo spazio di un settimanale a larga diffusione sembra un blog, libero di spaziare) e sono corso ad ascoltarmelo. Consiglio di farlo testi alla mano: Newman canta mangiando tuberi, e non è facile comprenderlo anche se si ha una discreta padronanza dell'inglese. Ascoltate The Great Nations of Europe e avrete, condensato in poche strofe, il concetto espresso da Jared Diamond nelle oltre 300 pagine di Armi, acciaio e malattie. Ascoltate The World isn't fair e fatevi una ragione di quanto le buone intenzioni di Carlo Marx non fossero praticabili. Ascoltate Losing you per capire quanto ciò che conta avere è solo qualcuno che ami, e che ti ami.

Ascoltate Randy Newman per capire come si scrive una canzone. Senza sbrodare (la più lunga è di 3 minuti e mezzo), con qualche soluzione armonica diversa dai soliti schemi ma mai pretenziosa. Canzoni perfette, scritte dal musicista che mi piacerebbe essere: geniale, ma prolifico. E pressoché ignoto. Se la musica fosse un campo, Newman sarebbe l'humus: è ovunque, ma non te ne accorgi.

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