Musica, senza steccati

mercoledì 15 febbraio 2012

Adriano Celentano: una prece

03:57 Posted by Igor Principe , , No comments
Siamo qui oggi riuniti, in questo luogo di riflessione, per raccoglierci intorno al nostro fratello Adriano Celentano e  salutarlo un'ultima volta. La sua scomparsa ci addolora profondamente, ed è - se possibile - ancora più difficile da accettare se guardiamo alla sua storia. Anzi, mi permetto di dire: alla Storia. Quella della canzone e della musica popolare, che dai suoi brani e dalla sua voce - "con la quale avrebbe potuto cantare anche l'elenco del telefono", come ebbe mirabilmente a dire Paolo Conte - sono state alimentate generosamente, senza lesinare né sulla quantità né sulla qualità.

Potremmo impiegare il tempo di tre o quattro funzioni funebri per elencare i momenti musicali in cui Adriano Celentano ha dato il meglio di sé, in ognuno di essi identificandosi con l'essenza stessa e più profonda dell'idea di "canzone italiana". Ciascuno di noi, tuttavia, sa quali essi siano. Ecco perché preferisco indugiare nel personale, affidando all'aneddotica il ricordo di questo straordinario artista.

Avevo sette o otto anni quando mia madre mi regalò una musicassetta con alcuni dei brani da lui interpretati. Alcuni molto noti, altri meno. Mamma la comprò perché sapeva quanto mi piacesse Il ragazzo della via Gluck, che apriva la selezione; e mi piace ricordare quanto ci divertissimo a cantarla, io e lei insieme. Le altre canzoni furono invece una scoperta: Serafino, Una festa sui prati, Viola. Tutte riempivano i miei pomeriggi di gioco dopo i compiti di ordinanza. Una tra tutte - Una carezza in un pugno - riesce tuttora sin dalle prime note a far rivivere quell'epoca, l'appartamento in cui abitavo con i miei, gli amici di allora, l'incedere della quotidianità libera e spensierata in cui un ragazzino di quell'età è doveroso e giusto viva. Quando la musica ti fa viaggiare nel tempo, allora credo sia grande musica.

Del nostro fratello Adriano mi piace poi ricordare le prove come attore in film di una comicità semplice e genuina, capaci di regalarti un paio d'ore di autentico buonumore. Il ricordo dei momenti felici è importante, e allora è inevitabile lo diventino quelli trascorsi davanti a Bingo Bongo, ad Asso, a Innamorato pazzo. Rivivono in essi "i pomeriggi all'oratorio tanti anni fa", con il poco sole dell'autunno, il prete, il campo di pallone terroso, il sapore delle caramelle gommose alla cocacola e una compagna di classe che sapeva come indurti il primo batticuore. Momenti grazie ai quali ciascuno di noi è quel che è ora, e la cui importanza non può essere svilita dall'asettico giudizio sulla validità del prodotto artistico cui essi sono legati.

Capolavori o meno, dunque, i passi di Adriano si sono avvicendati accanto ai nostri. Fino a un sabato sera del 1987, quando un accento si staccò da una "e" precipitando sulla testa del nostro fratello e determinandone lo stato di coma. La speranza suscitata anni dopo dal momentaneo risveglio - merito della sapiente arte medico-musicale di Gianni Bella e di Mogol - è svanita quasi subito, trascinandosi nel silenzioso ricordo della grandezza di un tempo.

La scomparsa di Adriano Celentano, di cui abbiamo definitiva contezza dopo la serata di ieri al teatro Ariston, ci riempie di tristezza. Gioiamo tuttavia di quel che egli fu, e di quanto di straordinariamente bello ci ha donato come cantante.

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