Musica, senza steccati

giovedì 2 febbraio 2012

Il grande freddo

06:00 Posted by Igor Principe , , No comments
Ha smesso di nevicare, ma sta arrivando un'ondata di gelo siberiano. Su qualche giornale, oltre al trito e ritrito "L'Italia nella morsa del gelo", scappa il titolo cinematografico: Il grande freddo. Un film che ho amato molto, che continuo ad apprezzare e di cui mi sono sempre chiesto il perché del titolo. Parla di alcuni ex sessantottini americani che si ritrovano per il funerale di uno di loro, e passano insieme una settimana in un periodo che non sembra invernale. Carlo Verdone, qualche anno dopo, si ispirò al Grande Freddo per girare Compagni di scuola, titolo che consideravo molto più pertinente.

Poi un giorno leggo il sottotitolo del film di Lawrence Kasdan: "In un mondo freddo, per sentirti al caldo hai bisogno dei tuoi amici". E capisco. Avevo invece capito subito che Il grande freddo non parla solo di amicizia, ma racconta una storia musicale: quella degli anni Sessanta americani, e della musica straordinaria che si fece in quell'epoca. Il film offre, a mio avviso, una delle migliori colonne sonore della storia, concepita in questo caso come pura playlist. Non c'è, infatti, uno score originale, ma ci sono i gusti di Kasdan e di sua moglie, che scelsero tutte le canzoni.

Il film è del 1983. Io lo vidi nell'87 o nell'88 in tv. Il classico dopocena di una volta: ore 20.30, salotto di casa, unica interruzione la pubblicità. Nessun telefonino, nessun tema da twittare o postare su Facebook. Due ore tranquille prima di andare a nanna perché il giorno dopo c'era scuola. Furono due ore di folgoranti, iniziate con Marvin Gaye e con (per me) la più bella canzone degli Stones, proseguite con Aretha Franklin, i Temptations, i Three Dog Night, Procul Harum, Percy Sledge, Smokey Robinson, i CCR e altri ancora.

Ho rivisto molte altre volte Il grande freddo. E ogni volta, ascoltandone il soundtrack, mi convinco che la popular music americana è semplicemente sublime. Ogni scena è più che valorizzata dai suoni che la sottendono. Tra tutte, quella che preferisco spetta a The Band.

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