Musica, senza steccati

domenica 12 febbraio 2012

Quel che resta di Whitney Houston

07:04 Posted by Igor Principe , No comments
Come per Amy Winehouse, come per Michael Jackson, anche per Whitney Houston resta anzitutto una gran pena. Quella che suscita la storia di chi tocca il cielo con un dito e poi ripiomba a terra, cercando disperatamente, senza trovarla, la leva di apertura del paracadute.

Ma rimarrà anche la musica, che è poi quel che più conta. Sarà inevitabile, oggi e nei prossimi giorni, sentire lo scricchiolio dei bauli nei solai delle radio, da dove verranno tirati fuori i grandi successi della "Regina del pop" (come era chiamata la cantante), e uno in particolare.

Non potrà che essere così, ed è anche giusto. Il merito della fama di quella canzone è tutta di Whitney, e della suo modo di cantarla. Diversamente, avrebbe avuto successo con Dolly Parton nel 1974 (quando fu composta e incisa); o nel 1982, quando la stessa Dolly la cantò nuovamente in un film con Burt Reynolds. Invece, come è noto, deflagrò grazie a Bodyguard, alla Houston e a Kevin Costner. Vendette 16 milioni di copie: record per un'artista femminile e per una colonna sonora.

Sarò sincero: non è che mi emozioni così tanto. Però mi ricorda una mattina di prove con due amici che ora suonano nei Figli della vedova. Eravamo a casa di uno di loro, e l'altro riscriveva la parte del sax. Fu un bel momento, come lo sono tutti quelli in cui ci si diverte con la musica.

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