Musica, senza steccati

giovedì 29 marzo 2012

Gershwin plays Gershwin (non benissimo, però)

06:27 Posted by Igor Principe , No comments
Tra pochi giorni uscirà il nuovo disco di quello che, in ambito classico, è un duo di popolarità da rockstar: Riccardo Chailly e Stefano Bollani. L'anno scorso fecero faville con la Rapsodia in Blu di George Gershwin; adesso si misurano con Maurice Ravel, Kurt Weill, Victor De Sabata e Igor Stravinsky, in un disco promettente: Sounds of the 30's.

I 30's sono gli anni Trenta del Novecento: quelli in cui il jazz era la musica più popolare, in cui agli Stati Uniti come frontiera di libertà espressiva guardavano i grandi di allora (Schoenberg, lo stesso Stravinsky), gli anni della Germania di Weimar e dell'esplosione - innocua e fertile - del cabaret (e di quella, altrettanto fertile ma ben più dannosa, del nazismo). Gli anni in cui lo stesso Gershwin impazzava grazie al suo talento irraggiungibile per la costruzione di melodie indimenticabili su armonie davvero geniali.

Gershwin era un pianista, e doveva avere delle mani enormi per riuscire a riempire lo spartito con intervalli (la distanza tra una nota e l'altra) così ampi, dai quali traeva la suddetta genialità (e pienezza) delle armonie. E' questo, forse, il primo pensiero che ho avuto ascoltando la versione per pianoforte solo della Rapsodia; e ho sempre continuato a pensarlo, anche dopo ripetuti ascolti.

A suonarla, però, non era lui ma altri interpreti. Poi un giorno il buon Federico mi passa un disco: Gershwin plays Gershwin - The Piano Rolls. Si tratta di quanto suonato, di se stesso, dal buon George sul cosiddetto player piano, cioè il pianoforte a rullo. Ho messo in cuffia la Rapsodia (la trovate nel video lì sotto) e ci sono rimasto. Male. E' meccanico, poco fluido e pressoché privo di dinamiche.

Forse è colpa del rullo. Forse, come moltissimi grandi compositori, Gershwin era un mediocre esecutore. Sta di fatto che, per la prima volta nella mia vita di fanatico gershwiniano, il mio idolo mi ha deluso.

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