Musica, senza steccati

lunedì 19 marzo 2012

Il concerto: una lezione di divulgazione musicale

06:51 Posted by Igor Principe , , , No comments
Ieri sera su La7 hanno trasmesso Il concerto. Me lo sono goduto, e mi sono emozionato. Pure troppo, e questa cosa va considerata con la dovuta attenzione perché non è possibile che a quasi 39 anni di età io abbia l'emotività di un 86enne. Ma lasciamo andare.

Il concerto è un film bellissimo, e i premi che gli hanno dato sono meritati. E' bellissima la storia, è bellissima la vicenda dell'inconsapevole figlia d'arte, è commovente la battaglia contro l'antisemitismo dei vertici politici che non vogliono ebrei tra gli orchestrali (in una giornata come quella di oggi suona terribilmente attuale), è esilarante il ritratto degli artisti slavi e della decadenza russa.

Ed è, manco a dirlo, strepitosa la colonna sonora. Il fulcro è, come da titolo, il Concerto per violino op. 35 di Tchaikovsky. Tutto vi ruota intorno, anche se c'è spazio per altri frammenti. Uno tra tutti: il Titano di Mahler, il cui terzo movimento risuona in un momento topico della storia. Tutto il film, però, trasuda di Russia, violino e di un'opera che nella visione del protagonista è il mezzo per raggiungere l'armonia assoluta. La scena finale dice se l'obiettivo sarà centrato o meno. A me di quella scena ha colpito un particolare, visibile dal minuto 10.50 nel video lì sotto.



E' un'allegoria splendida di come dovrebbe essere la musica. Tutta la musica, ma soprattutto quella cosiddetta classica. E cioè: spontanea. Nell'aeroporto in cui si incrociano due orchestre - quella ufficiale del Bolscioi, quella zingaresca che si finse tale e che dal Concerto è poi decollata verso una vita propria - va in scena uno scontro di stile e di vedute. I primi sono ingessati come pinguini; i secondi sono sguaiati come tamarri. I primi appaiono mesti; i secondi debordano di vita. Entrambi suonano lo stesso tipo di musica.

Ok, forse sto esagerando, ma io ci ho visto una lezione: se la musica cosiddetta classica uscisse dall'accademia, smettesse di parlare ai soli appassionati, si colorasse un po' di più, sarebbe molto più popolare. Credo che un po' stia accadendo: nella parzialità della mia percezione avverto un interesse per i classici ben più diffuso che in passato. Ma è proprio sulla base di ciò che mi chiedo se non sia il caso di potenziare lo studio della musica e della sua storia nelle scuole, ricordando che, in fondo, il fuoco che bruciava in Listz non è poi diverso da quello che ardeva in Benny Goodman o in Elvis Presley. Poi, certo, c'è un linguaggio da apprendere, e quello di Listz è ben più complesso di quello parlato dagli altri due.

Ma i lunguaggi si imparano. Basta trovare gli insegnanti giusti.

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