Musica, senza steccati

giovedì 8 marzo 2012

Il filo rosso tra Robert Sherman e Lucia Mannucci

Ci ho pensato un po', prima di scrivere questo post. A parte la parentesi di Springsteen, sarebbe il quarto pezzo in otto giorni ispirato da un addio. Un po' troppo, ne converrete. Ma frenare un pensiero su Robert Sherman e su Lucia Mannucci è difficile. E un pensiero se lo meritano.

Lucia era la voce femminile del Quartetto Cetra, Sherman era tra i più importanti compositori di colonne sonore. Entrambi hanno lasciato un segno nel Novecento musicale. Non un solco decisivo: per quello dovremmo parlare di Stravinsky e Schoenberg, di Armstrong e Davis, di Elvis e dei Beatles. Ma un segno indelebile, quello sì. Ed è facile capirne il motivo. Se vado da una persona e le dico "Lucia Mannucci" o "Robert Sherman", la possibilità che mi risponda con un "embè?" è piuttosto congrua. Ma se poi alla stessa persona aggiungo: "Nella vecchia fattoria" è "Cancaminì cancaminì spazzacamin", state certi che capisce. E non potrebbe essere diversamente, trattandosi di due dei brani più celebri del catalogo popolare del secolo scorso.

Se lo meritano, un pensiero. Anzi, due. Il primo è per raccontare il filo rosso chiamato Walt Disney, in nome del quale Mannucci e Sherman sono stati legati. Lucia, con il Quartetto Cetra, ha partecipato al doppiaggio di Dumbo, cantando alcune parti corali e ricevendo una lettera autografa di congratulazioni da parte dello stesso "zio Walt". Robert ha scritto le musiche di Mary Poppins, del Libro della Giungla, degli Aristogatti (e di altro ancora).

Il secondo pensiero è sulla categoria di musicisti cui entrambi appartengono. Una categoria che, personalmente, mi ha sempre affascinato: coloro che sono una musica, e non un nome. In un certo senso, il contrario di Stravinsky. Mi spiego con un fatto che mi riguarda: ogni volta che da bambino mi chiedevano come mi chiamassi, alla risposta "Igor" seguiva quasi sempre la chiosa "Aaah, Stravinsky". Un riflesso pavloviano, dopo un po' anche fastidioso. Ebbene, posso tranquillamente affermare che il 95% di queste persone non ricordava una nota composta dal genio russo, e che se avessi detto loro a bruciapelo "Sì, quello di Petruska" sarebbero rimasti interdetti.

Al contrario, Mannucci e Sherman sono per molti (moltissimi) le note che hanno scritto, suonato e cantato. Lasciano la scena alla musica e stanno a guardare come riesce a resistere nel tempo. Nel loro caso, è il durare di una quercia e di un ulivo, piantati nel terreno per secoli a vedere le persone passare sotto i loro rami. Con i loro brani hanno cantato e cantano generazioni di bambini. Per stare a me: hanno cantato i miei genitori, i miei zii più giovani, ho cantato io. E ora cantano i miei figli, che prima di andare all'asilo sbraitano per casa che "Tutti quanti voglion fare jaaaaaazz", o che in macchina chiedono il cd con la canzone degli animali di cui fare il verso.

Eccola, la loro grandezza. Che non sarebbe tale se quelle canzoni non fossero autentici gioielli di composizione ed esecuzione. Uno dice "roba da bambini"; provate ad ascoltarle bene, a sentire quanto swing c'è nell'incedere del Quartetto o nella tromba di Scat-cat. Se quella è roba da bambini, che diavolo è Hello Spank? Roba per canarini?

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