Musica, senza steccati

venerdì 23 marzo 2012

The Joshua Tree, 25 anni fa

06:30 Posted by Igor Principe , , No comments
Marzo è un mese di anniversari importanti per il rock. Il 21 si sono festeggiati i 60 anni di quello che viene considerato il primo spettacolo di rock'n'roll della storia. Il 19, i 50 anni dall'esordio di Bob Dylan. Il 9, infine, i 25 anni di The Joshua Tree.

Con quel disco gli U2 ribadirono al mondo la propria grandezza. Per quanto valga la mia opinione, non credo sia il loro disco più importante; lo è Achtung, Baby, con il quale gli irlandesi cambiano radicalmente direzione non sbagliando la strada. Ma The Joshua Tree è il punto di arrivo della loro "prima fase", ed è soprattutto l'espressione di una capacità: quella di ripetere, anche migliorandola un po', la freschezza del successo.

Nel 1987 gli U2 non hanno bisogno di consacrazioni. A quelle ci hanno già pensato Pride (In the name of love) e la loro performance al Live Aid. Hanno invece bisogno di un disco che dica al mondo: "Non siamo un fuoco di paglia, o una band buona per far impazzire solo l'Irlanda". Lo trovano, complice la perizia produttiva di Brian Eno e Daniel Lanois. Nell'anno in cui la stella più brillante è Madonna (ricordate che cosa fu Who's that girl world tour?), così brillante da riflettere luce anche su una meteora da lei prediletta di nome Nick Kamen, gli U2 incidono un disco che venderà 28 milioni di copie e piazzerà almeno tre canzoni nel novero di quelle che non passano mai.

Si tratta, sempre secondo la mia trascurabile opinione, delle prime tre: Where the streets have no name, I still haven't found what I'm looking for, With or without you. Quest'ultima, poi, ha una forza pazzesca. E non perché, secondo quanto si legge su Wikipedia, è forse la loro canzone più famosa. Ma perché, proprio per questa fama, resiste alle torture che le vengono inflitte.

With or without you è un pezzo armonicamente elementare: gira tutto il tempo su quattro accordi in quattro quarti. Il basso potrebbe suonarlo un bimbo di 9 anni dopo la terza lezione di musica. Difatti, non si contano le band da sala-prove-del-sabato pomeriggio che l'hanno suonata. E i falò in cui a un certo punto s'alzava al cielo il coro squarciato uooo-oo-oo-oooooo.

Eppure, With or without you è - fatte le debite proporzioni - come il Bolero di Ravel. La sua grandezza è nelle sfumature, nei controtempi discreti di Larry Mullen, negli echi della chitarra di The Edge. E nel crescendo, che la porta a esplodere a tre quarti e a calare di nuovo verso la fine. E' un'onda che ti travolge, e che a un certo punto si ritrae lasciandoti sulla spiaggia zuppo e felice.

E sarebbe pure un lento, ma così potente da non sfigurare come chiusura di uno show. Come accadde a San Siro nel 2005

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