Musica, senza steccati

mercoledì 21 marzo 2012

Uomini, poi musicisti: Fabio Concato

06:59 Posted by Igor Principe , No comments
Tutto parte da un tweet della mia amica Silvia: ‎#fabioconcato: un signore d'altri tempi, dalla gentilezza sconfinata. Bello incontrare persone del genere. Il pensiero a Franco Cerri e alla sua filosofia di vita - "Prima l'uomo, poi il musicista" - è immediato. E Fabio Concato ce lo ritrovo tutto.

E' quella, infatti, l'impressione di lui che ho sempre avuto. Artista autentico, gran scrittore di quel tipo di canzoni di cui ho detto già in passato, ma antitetico sia agli eccessi del divismo sia al tormento criptico di un certo tipo di cantautorato. Concato è lieve (che non significa leggero), ed è capace di mantenere questa sua forza anche quando canta il dramma dell'infanzia maltrattata. Dal suo modo di fare musica e di stare sul palco - lo vidi allo Smeraldo di Milano nel 2001, e fu un concerto molto bello (a un certo punto chiamò il nome di un suo compagno di scuola, che lo salutò dalla platea) - ho avuto l'impressione di un uomo che intendesse il mestiere di musicista come un privilegio da vivere con gioia, una responsabilità da cui non essere sopraffatto, e una forma di piena libertà.

Su questo ultimo punto mi aiutano le parole con cui Concato ha commentato l'uscita del suo ultimo disco (oggi, per la cronaca): "Ho avuto una crisi di idee: non sapevo cosa scrivere e mi era venuta la sindrome da foglio bianco, quella che colpisce gli scrittori. Inoltre avevo altre cose da fare come pensare un po' di piu' a me e alla mia famiglia. Avevo, insomma, da vivere, da fare altre cose". Non è da tutti poter permettersi di decidere di fare un disco solo quando sia il momento giusto; ma nemmeno è da tutti resistere alla tentazione di affidarsi al mestiere per produrre lavori di cui il primo a non avvertire l'esigenza è proprio l'autore (figuriamoci il pubblico).

Anche in questo, insomma, prima l'uomo e poi il musicista. Aspetto, quest'ultimo, tutt'altro che secondario. Concato è intriso di musica leggera di altissimo livello e di buon vecchio jazz. Lo ha raccontato lui, a suo modo, in una delle sue canzoni più belle: quella dedicata al padre (Gigi), che ha cantato chiudendo una delle puntate di Sostiene Bollani.

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