Musica, senza steccati

venerdì 27 aprile 2012

Cesare Picco: Piano Calling

00:46 Posted by Igor Principe , No comments
Piano Calling è il titolo dell'ultimo disco di Cesare Picco, che stasera lo presenta in concerto a Ravello. Lo sto ascoltando da quando è uscito (16 aprile), e da quando è uscito mi conferma l'unicità di Picco.

Mi spiego. Ogni musicista che valga ha una propria unicità: può essere dotato di una tecnica formidabile, o può suonare dando allo strumento una voce diversa da tutte le altre. Può essere un creatore di armonie mai ascoltate prima, o un geniale assemblatore di stimoli sonori. Oppure, ed è il caso di Picco, rifuggire da ogni forma di incasellamento.

Se penso alla sua musica non riesco a catalogarla se non come musica. E basta. E' una musica che pesca dal jazz, dalle armonie orientali, dal samba, dalla tradizione classica, dall'elettronica, dai geni melodici del canto italiano. Prende tutto questo, e lo rielabora in qualcosa di nuovo.

Questa alta panetteria, nei dischi precedenti, lasciava spazio per indovinare dove stessero gli ingredienti di base (penso a Bach to me, il cui titolo dice tutto; ma penso anche a Light Line, dove Sambaista omaggia il Brasile e dove L'orologio non lesina fraseggi jazz; e a In My Room, con quel gioiello di sensibilità e dolcezza che è Adagio). In Piano Calling, il panettiere chiude ogni spazio aperto. Provi a cercare un appiglio a generi e stili, ma ti ritrovi ad ascoltare un disco che non è un insieme di brani. E' un tutt'uno. Buttandola sul matematico: è quel risultato che dà qualcosa in più della sommatoria di tutti gli elementi. E', di nuovo, espressione di unicità.

Sono tanti, i brani di Piano Calling. Se mi chiedessero di sceglierne uno, direi Light on you. A me Picco piace quando disegna gli spazi tra le note. Quando ne suona poche, lasciandole risuonare. In quel brano, fa una cosa che avevo letto su Glenn Gould alle prese con il Primo Preludio e Fuga per clavicembalo ben temperato (nel video c'è l'esecuzione di Friedrich Gulda) scritta da Alessandro Baricco non ricordo dove. Quel che fa è "far passare la luce". Forse perché ci si arriva dopo le suggestioni ombrose di Life between. Sta di fatto che, al primo accordo di Light on you, è come se qualcuno fosse entrato in una stanza e avesse aperto la finestra su un mattino di sole.

0 commenti:

Posta un commento