Musica, senza steccati

mercoledì 4 aprile 2012

I muscoli di De Gregori

Oggi è il compleanno di Francesco De Gregori. I suoi 61 anni mi danno modo di pensare a quanta della sua musica mi abbia fatto compagnia, guadagnandosi il (trascurabile) primato di soundtrack di un periodo che - ad oggi - potrei definire "gli anni più belli". A questo punto, devo a chi legge un avvertimento: sto per naufragare nel nostalgico.

Tutto nasce da un cd di Andrea, La Nostra Storia. Andrea è stato il mio compagno di banco al liceo, e da allora è tra i miei più cari amici. In un giorno dell'anno scolastico 89-90 (eravamo in terza scientifico) è capitato di ascoltarlo. E di riascoltarlo. E di riascoltarlo ancora. Partendo dalla Donna Cannone, l'unica canzone che conoscessi, si apriva un piccolo viaggio nel mondo di De Gregori. Un viaggio, come tutte le compilation, approssimativo. Pure, quell'incompletezza discografica ha alimentato la mia completezza come ragazzo impegnato a diventar grande.

Di solito accade che il ricordo di un preciso istante sia associato a questa o quella canzone. Con De Gregori e La nostra storia, è un intero disco a soffiare sul fuoco della memoria. Per quel che mi riguarda, farlo suonare è come mettere su un film. Nelle scene principali c'è Marta in una domenica di febbraio (Buonanotte Fiorellino), c'è Rossella su una spiaggia al tramonto (Niente da capire), c'è Marco che suona (Rimmel), ci sono Attilio e Adele e i caffè sotto un portico in estate (La Leva Calcistica), c'è Paolo in un delirio di immedesimazione (Pablo), c'è un gruppo di amici intorno a un tavolo in settimana bianca (Titanic). Ci sono feste e sabati sera, cene ad alto tasso alcolico, bocce di camomilla da fumare, diari da riempire di estasi e tormenti, interminabili telefonate, falò sotto le stelle, l'emozione adrenalinica di vederla entrare in classe o arrivare in spiaggia. C'è, in altre parole, la falegnameria della vita: il momento in cui, senza accorgertene, levighi il legno grezzo di cui sei fatto per dargli una forma quasi definitiva (ché comunque non si è mai sempre uguali a se stessi).

Attrezzo centrale di quella bottega è stata la musica. Saper suonare uno strumento, se hai tra i 15 e i 18 anni, è strategico, per molti motivi. Io ho avuto la fortuna di finire in un gruppo di amici piuttosto vocati alle sette note. Marco suonava (e suona) gran bene la chitarra; così Luca, il cui sangue è un misto di blues e ottima pils. Anche Raoul era un buon chitarrista, strumento che ha poi progressivamente abbandonato per dedicarsi alla voce. E con risultati decisamente buoni.

Ecco, se devo scegliere una canzone con cui fare gli auguri a De Gregori ringraziandolo per "quei tempi", scelgo quella nel video lì sotto. Non riuscirei a contare le volte in cui l'ho suonata sotto la voce cristallina di Raoul. Però riesco a dire che in quel brano è cristallizzato il senso di quanto ho scritto finora. Quel brano è "i miei amici". E mi piacerebbe, una volta, risuonarlo per loro, sotto quella voce ancor più cristallina di un tempo.

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