Musica, senza steccati

venerdì 13 aprile 2012

Kisses on the bottom: Paul McCartney farebbe impazzire Oscar Wilde

07:03 Posted by Igor Principe , , 2 comments
"Possiamo perdonare a un uomo l'aver fatto una cosa utile se non l'ammira. L'unica scusa per aver fatto una cosa inutile è di ammirarla intensamente". E' una delle citazioni più note di Oscar Wilde. Ed è la prima cosa che ho pensato dopo aver ascoltato Kisses on the Bottom, l'ultimo disco di Paul McCartney.

Il Macca è da tempo immemore nella condizione migliore per un artista: può far ciò che vuole. Lo è precisamente dal 1970, anno in cui si sono sciolti i Beatles. Dopo, qualunque strada avesse deciso di intraprendere, se ne sarebbe comunque parlato. E magari bene, ché criticare uno come lui ci pensi più di due volte. Lui ha intrapreso la strada di un pop melodico e onesto, prima con i Wings e poi come se stesso. Da par mio, ho molto amato l'intero disco Flowers in the dirt e, pochi anni prima, la hit Once upon a long ago.

Questa sua condizione di assoluta serenità emerge chiaramente dal racconto, facilmente rintracciabile su Wikipedia, della genesi di questo disco. Un gruppo di amici, piuttosto capaci con la musica, si trova in studio e dice: "Mi piace questa canzone, la suoniamo?". E ops, finisce in un disco nostalgico, un omaggio alla musica che McCartney ascoltava da piccolo grazie al padre. E' un'apoteosi di jazz classicissimo, salvo due brani inediti: My Valentine e Only Your Hearts. A suonarlo, dicevo, un bel gruppetto di amici: Diana Krall, John Pizzarelli, Eric Clapton, Stevie Wonder, Vinnie Colaiuta. Per nulla farsi mancare, anche un po' di London Symphony Orchestra.

Kisses on the bottom, diciamolo, è un disco inutile. Posto che, sempre per stare a Wilde, tutta l'arte è completamente inutile, assumiamo - molto innaturalmente - che si possa parlare di arte utile quando dice qualcosa di nuovo. Ecco, allora il disco di McCartney è veramente inutile: non aggiunge niente di nuovo al jazz o al pop, non segna un passaggio importante nella storia dell'artista. Non è nemmeno suonato da fuoriclasse del jazz: ad eccezione di Pizzarelli, gli altri sono grandi in ben altri ambiti (Clapton, Wonder, Colaiuta); e altri ancora, hanno più nome che altro (Diana Krall, sicuramente brava ma lontana anche solo dal pianismo di una Nina Simone).

Però Paul canta come se stesse in salotto, gli altri suonano con una naturalezza impressionante. Ciò fa di Kisses on the bottom un disco rilassato, quindi inevitabilmente piacevole. E una cosa che piace finisce che l'ammiri.

2 commenti:

  1. Dici inutile e piacevole, che non aggiunge niente di nuovo... a parte il fatto che pubblicare canzoni degli anni '20 e '40 nel 2012 è una cosa nuova.
    Lo trovo sorprendente per un artista reduce da un tour mondiale decisamente Rock... e forse l'ha registrato nelle pause della tournèe elettrica.
    Ma il Macca ci ha abituati così; scriveva canzoni tipo "when I'm 64" o "honey pie" contemporaneamente a "Helter Skelter".
    Come dici tu, ha sempre fatto ciò che vuole.
    Ha più passioni e le sfoga tutte. Separandole.
    Sarebbe interessante sentirlo mescolare le sue due anime, da melodico-jazzista e da roker, nello stesso momento, nello stesso pezzo.
    O forse erano proprio questo i Beatles?

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  2. Queste rock star degli anni '60 sanno ancora cantare, ma hanno tutte un grave problema con la pronuncia delle sibilanti. Temo sia la dentiera.

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