Musica, senza steccati

venerdì 6 aprile 2012

A Pasqua, Johann Sebastian Bach

05:54 Posted by Igor Principe , , , No comments
Se la musica a Natale è l'apoteosi della canzone popolare, a Pasqua lo è della musica sacra. Orientarsi in materia è come navigare al centro del Pacifico in barca a remi: nulla vieta di farlo, ma non è propriamente facile. C'è bisogno, tra le molte altre cose, di punti di riferimento. A me uno l'ha dato un direttore d'orchestra di cui su Secondarte ho spesso parlato, e di cui tornerò a parlare nei prossimi giorni.

Si tratta di Riccardo Chailly. Quando dirigeva la Verdi, riscoprì il lato mitteleuropeo di Milano importandovi due consuetudini culturali praticate a Lipsia: l'esecuzione della Nona di Beethoven a ridosso di Capodanno e delle Passioni di Johann Sebastian Bach per la Pasqua. Come a Lipsia, anche a Milano si alternava il programma pasquale: un anno la Passione secondo Matteo, il successivo la Passione secondo Giovanni. E via così.

Ho avuto modo di ascoltare la Johannespassion, e di assistere alle prove. Sono stati momenti cruciali, per quanto mi riguarda, nel far pace con Bach (lo so, sembra l'antislogan di quel profumo di mille anni fa; ma non importa). Le Suite inglesi e le Invenzioni a due voci, su cui ho lasciato pazienza e un tendine mentre preparavo un esame (mai dato) al Conservatorio, erano una tortura. Troppa logica, troppo rigore per un sedicenne innamorato del blues, del romanticismo, di Gershwin, del rock e di Duke Ellington. Non dico che lo odiassi, ma certo Bach non mi ispirava simpatia.

La Johannespassion è stata tra le opere che mi ha riavvicinato a J.S., facendomene capire l'assoluta grandezza e la capacità di un racconto vivo e pulsante, tutt'altro che freddamente logico. Bastano le prime battute (nel video lì sotto c'è John Eliot Gardiner ai Proms) per ritrovarsi davanti agli occhi il momento della Passione di Cristo e la cronaca dell'immensità del momento che fonda la nostra civiltà (indipendentemente dall'essere o non essere fedeli, e chi scrive non è baciato dalla fede).

Da allora, la Johannespassion è per me la Pasqua. Se non fossi in viaggio, stasera sarei all'Auditorium di Milano per riscoltarla, sempre suonata dalla Verdi ma diretta da Ruben Jais. E' bello saperlo sul podio ricordando le prove di un tempo, in cui gli sedevo accanto in sala: io a prendere appunti per il pezzo, lui ad assistere il lavoro di Chailly con i musicisti e di Romano Gandolfi con il coro.

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