Musica, senza steccati

mercoledì 11 luglio 2012

Cesare Picco, e la musica quando piove

04:15 Posted by Igor Principe , , No comments
Venerdì scorso a Milano ha piovuto di brutto. Non tutto il giorno, ma dalle 8 e mezza di sera e per l'ora e mezza successiva. Alle 9 e mezza, secondo il programma dei Notturni in villa, Cesare Picco avrebbe tenuto un concerto nella corte della Villa Reale di Milano, sede della Galleria d'Arte Moderna, del Pac e di uno dei giardini più belli della città (cui è vietato l'ingresso agli adulti non accompagnati da un minore di 12 anni. Sì, avete letto bene).

Alle 8 e mezza, dopo una gustosa cenetta a base di gnocco fritto, salumi e birra Murphy's, raggiungo Porta Venezia e mi ritrovo sotto un muro d'acqua. Per venti minuti buoni corso Buenos Aires è sembrato un naviglio, e sullo sfondo dei caselli daziari mi è parso di scorgere due coccodrilli, un orango-tango, due piccoli serpenti, un'aquila reale e compagnia bella (liocorni esclusi, ça va sans dire). Ho continuato a chiedermi come Picco avrebbe potuto tenere il suo concerto, malgrado avessi avuto attendibili rassicurazioni sul suo svolgimento. Poi mi sono chiesto come io avrei potuto seguirlo, non avendo più un angolo di vestito che non fosse zuppo. Alle 9 il diluvio è cessato, gli animali sono tornati sull'Arca, io a casa di corsa per cambiarmi e andare in Villa.

Con l'unico inconveniente delle poltroncine umide, il concerto è cominciato senza che piovesse. Picco ha attaccato con i primi due brani del suo ultimo disco, Piano Calling, e il pubblico ha apprezzato. Poi, al terzo, Noè e il suo zoo si sono palesati di nuovo, e con loro il diluvio. A quel punto, la ragione avrebbe portato il pubblico - non una folla oceanica, ma nemmeno pochi accoliti - a fuggir via, costringendo l'artista a sospendere il recital. Invece, il pubblico ha unito alla ragione l'istinto, e ha cercato riparo sotto al palco.

Picco ha continuato a suonare, ha chiuso il terzo brano e ha poi invitato i presenti (un centinaio buoni, a occhio) ad accomodarsi intorno al pianoforte. Nessuno si è lasciato intimidire, e tutti hanno trovato il proprio posto. Il concerto è ripreso come se l'artista fosse nel salotto di casa propria con molti invitati. A un certo punto, Cesare ha commentato: "E' il caso di dirlo: sono cadute le barriere tra pubblico e artista".

Era una battuta, e infatti tutti hanno riso. Ma era anche una sacrosanta verità. Lontani dal rigore planimetrico della platea, tutti si sono sentiti più liberi di ascoltare. Qualcuno, per esempio, a pioggia terminata ha preferito passeggiare nella corte, godendo della musica priva della gestualità di chi la suona. Altri hanno fotografato (anche io l'ho fatto, ma l'acqua presa in precedenza ha bagnato lo smartphone mandandolo in semi tilt, sicché ho lanciato due scatti con la simulazione dell'otturatore a un volume improponibile, disturbando l'ascolto, cosa di cui chiedo scusa a chi c'era e al protagonista). Altri hanno approfittato per sedersi in modo da abbracciarsi e scambiarsi gesti affettuosi sull'onda dei brani più dolci. Qualcuno si è preso la libertà di togliersi le scarpe. Cesare ha chiesto a una spettatrice che ore fossero, e lei ha risposto con un sorriso stupefatto.

Insomma, ciò che avrebbe dovuto rovinare tutto - la pioggia - ha reso tutto ancor più bello (se poi Picco gli pianta anche una versione di Blackbird da lasciarci il cuore, la bellezza tocca vette himalayane). La musica ha bisogno, ogni tanto, di sana informalità. Ma poiché non si può sperare sempre che piova (non  tutti gli spettatori scappano verso il palco, non tutti gli artisti decidono di proseguire), si può invece sperare che qualche promoter pensi a un giro di "concerti dal palco", con tutti intorno allo strumento e a chi lo suona. Una specie di Promsancor più estremo.

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