Musica, senza steccati

mercoledì 4 luglio 2012

Quando Keith Jarrett tornò alla musica

02:52 Posted by Igor Principe , , No comments
Nella seconda metà degli anni Novanta Keith Jarrett si ammala di sindrome da affaticamento cronico. Per un paio d'anni anche il gesto più semplice - sfogliare un libro, alzarsi a bere un goccio d'acqua - gli è gravoso come uno sforzo titanico. Fare ciò che ha sempre fatto - suonare il pianoforte - è impossibile. Perché suonare il pianoforte - per tutti i pianisti, e per Jarrett un po' più che per gli altri - non significa liberare un suono schiacciando un tasto. Suonare il pianoforte è una lotta in cui cervello, muscoli, tendini e anima si battono come soldati di un esercito in guerra con un obiettivo: la conquista di un momento da fissare in eterno.

Jarrett ha fissato migliaia di volte quel momento, e ora non ci riesce più. Guarda la tastiera, nel salotto di casa, e non ha le forze per compiere il gesto per lui più naturale: poggiarvi le mani lasciandole andare. Ad condurlo fuori dal tunnel è la moglie Rose Anne Colavito. Gli sta accanto, lo coccola, lo cura, gli dà coraggio, lo riporta alla musica. E a lei, lui dedica uno dei suoi dischi più belli: The melody at night with you. Il disco della rinascita.

Conoscere la storia della malattia di Jarrett è importante per capire quel disco, suonato in modo quasi elementare. La furia esecutiva, i vocalizzi striduli, i grappoli di note, la velocità delle scale; tutto quello su cui Jarrett è diventato Jarrett non esiste più. A loro posto, musica dall'incedere lento in cui ogni nota è ponderata. Sembra che il maestro le centellini, come se fossero diamanti da non buttare via.

Il disco ha spaccato la critica, una parte della quale vi ha visto una regressione nel jazz patinato e di facile ascolto. Smooth jazz, insomma. In realtà, sono le prime parole di un uomo uscito dal coma. E sono parole d'amore per chi lo ha salvato.

C'è un gran bel pezzo di Christian Rocca su questa storia, che vi invito a leggere. E c'è poi My Wild Irish Rose, che tra i brani del disco è quello in cui il grazie di Keith a Rose Anne è eterno. Come la musica è tornata a essere.


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