Musica, senza steccati

venerdì 17 agosto 2012

Amadeus Leopold, o del trionfo delll'immagine

05:50 Posted by Igor Principe , , , 1 comment
Prima di parlare di Amadeus Leopold sono tenuto a premettere che non l'ho mai sentito suonare. Quindi, quanto dirò non si riferisce alle sue capacità tecniche. Si riferisce invece a un articolo apparso sul Corriere della Sera che mi ha molto innervosito.

Il punto dolente è la divulgazione della musica cosiddetta "colta", o "classica", o "d'arte". Un tema di cui si parla fino allo sfinimento, e che ha una e una sola soluzione, articolata in tre punti: 1) riscrivere i programmi scolastici infilandocela come materia obbligatoria alle scuole elementari e alle medie; 2) trovare insegnanti motivati, entusiasti e comunicativi. Il che significa: buttare via i flauti dolci; raccontare la vita, i sentimenti, le passioni, gli amori, i drammi, i vizi dei musicisti; 3) raccontare la Storia all'interno della quale nascono le opere, perché senza contesto storico non si riesce a capire nulla.
In altre parole: raccontare la Musica come qualcosa di vivo, sporco e popolare. Perché la fanno gli uomini, che sono vivi, sporchi e popolari.

Io credo che raccontata così, senza banalizzarla ma trattandola come fattore umano (come era capace di fare Ernst Gombrich con le arti visive), la musica la si capisce, la si ama e soprattutto si è in grado di non fare confusione. Ovvero, si è in grado di capire che Mozart e i Beatles sono immensi e geniali, ma ciascuno nei rispettivi ambiti. E che si può godere della loro musica sapendo esattamente cosa si sta ascoltando.

Ciò detto, leggo sul Corriere di Amadeus Leopold in un articolo il cui sommario già può bastare per farsi venire un attacco di orticaria: "Trucchi e tacchi a spillo per rinvigorire la classica". Proseguo, e scopro la storia di un ragazzo di 25 anni sudcoreano, Hahn-Bin, lodato dal New York Times con il seguente giudizio: "Questo ragazzo fa quello che più o meno faceva Mozart da adolescente". Il nostro apprezza e decide: mi farò chiamare Amadeus Leopold (quest'ultimo è il padre di Wolfgang). Si taglia i capelli alla mohicana, tuffa le ciglia nel rimmel, imbraccia il violino e continua a suonare.

Ripeto, non l'ho ascoltato e magari suona divinamente (anche se a 25 anni non si è più adolescenti, sicché è lecito, se davvero è un epigono del vero Amadeus, aspettarsi da lui cose come Idomeneo Re di Creta, che Wolfgang scrisse a quell'età). Ma quel che dice, come lo dice, come si pone (evito di ripetere quanto scritto sul Corriere) mi fanno pensare alla solita, inutile, dannosa operazione d'immagine. Con l'alto, probabile rischio che, distratto da creste, tacchi a spillo e trucco pesante, il pubblico non capisca se chi ha davanti è un vero talento o semplicemente un bluff.

1 commento: