Musica, senza steccati

venerdì 28 settembre 2012

Tutto il Rinascimento in una chitarra flamenca

02:00 Posted by Igor Principe , , , No comments
A scuola mi hanno insegnato che il Rinascimento è stato il periodo storico in cui gli artisti erano scienziati e gli scienziati artisti. E quasi tutti erano italiani (non starò a farne i nomi: si sanno). Qualche tempo fa, sul Post, ho visto questo video e, dopo esserne stato avvinto, ho subito pensato al Rinascimento. Penso sia facile capirne il motivo.


Il mestiere di liutaio - e in generale di artigiano della musica - è incredibilmente affascinante. La cura della progettazione è da architetto, la scelta del materiale da botanico, la prova delle risonanze da fisico acustico, la scelta di smalti e vernici da chimico. Il posto di lavoro esprime un'operosità intensa ma non affannosa, sideralmente lontana da quegli alveari di stress chiamati uffici; un posto - per dirla con Hemingway - tranquillo e illuminato bene, carico degli aromi del legno e delle resine. In questo scrigno di serenità e ingegno la scienza si mette a servizio dell'arte: prima quella dell'artigiano che dà vita alla chitarra, poi quella dell'artista che dà vita alle note.

In questo Rinascimento, poi, spiccano due protagoniste speciali: la Grecia e la Spagna. Quando se ne parla è, come ieri, per dire che il nervosismo delle loro piazze cittadine si è ripercosso su altre piazze, quelle delle Borse. O, nel caso spagnolo, per elogiare una nazionale di calcio che da quattro anni non fa altro che vincere.

In quel video, la musica è profondamente spagnola e il liutaio è sorprendentemente greco.



lunedì 24 settembre 2012

Luca Flores: non c'è libertà senza metodo

13:26 Posted by Igor Principe , , No comments
Un paio d'ore. E' quanto ci vuole per leggere il libro che Walter Veltroni ha scritto su Luca Flores, Il disco del mondo. Un libro fedele al suo sottotitolo: "vita breve di Luca Flores, musicista". E non perché, appunto, ci vuole un attimo per goderselo, quanto perché ciò che più interessano a Veltroni sono le istantanee sulla vita del pianista, che prevalgono sui momenti in cui si parla di musica.

Certo, l'autore non può non partire dalla musica, e in particolare da uno degli ultimi brani registrati da Flores prima di cedere alla forza del cosiddetto "male oscuro". Il titolo è How far can you fly: ascoltandolo, Veltroni ha sentito il bisogno di raccontare chi fosse uno dei più talentuosi jazzisti italiani, e quali fantasmi ne abitassero la mente e ne ispirassero la musica. Se dovesse capitarvi di trovarlo online, ve lo consiglio. Perché oltre che una bella storia, aiuta a capire qualcosa in più della vita di un musicista. E di un jazzista.

Quel qualcosa in più è il metodo. Spesso si tende a credere che chi faccia arte viva come un surfista con l'onda: attende che arrivi, la cavalca, la domina, cade. Ne arriva un'altra, e via così ancora. Un'esistenza improntata all'attesa dell'ispirazione, da spremere fino in fondo quando c'è per cavarne il cavabile. E poi, tornare in sala d'aspetto. Le cose non stanno così, nemmeno lontanamente.

Le cose stanno nel metodo. La foto su in alto è tratta da appunti dello stesso Luca, e che Veltroni ha così riportato nel libro: "Analisi dello stile dei pianisti - due ore e mezza; tecnica pianistica - mezz'ora; studio degli accordi e dei pattern - un'ora; analisi degli standard (come si studia un pezzo - tre ore)". Totale: sette ore. Ogni giorno, Luca Flores si sedeva al pianoforte e per quel tempo dannava dita e cervello per regalare alla più libera delle forme musicali - il jazz - la struttura necessaria affinché quella stessa libertà potesse esprimersi nel migliore dei modi.

Quell'appunto spiega quanto lavoro ci sia dietro l'arte. E dà ragione a Thomas Alva Edison quando diceva che "Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione". Senza metodo, senza sguardo sull'esterno e senza il sacrificio dell'applicazione non si va da nessuna parte.