Musica, senza steccati

venerdì 12 ottobre 2012

Blind Date: la musica come fosse la prima volta

01:00 Posted by Igor Principe , , 3 comments
Guardate il nero nella foto e immaginate di trovarvici immersi. A me è capitato ieri sera al Teatro Dal Verme, dove Cesare Picco ha suonato il suo Blind Date.

Dico “suo” perché non mi risulta che altri musicisti eseguano concerti al buio, cioè in una sala calata in un'oscurità totale, a tenuta stagna da qualsiasi possibilità di intromissione luminosa. Lo spettacolo di ieri sera era un ritorno a Milano, tre anni dopo il debutto di Blind Date al teatro Smeraldo. In sala c'erano poco più di mille persone. Picco è salito sul palco, ha preso in prestito una decina di secondi di silenzio e ha poggiato le mani sullo Steinway dando vita ai primi suoni. Nella sua testa giravano gli ingranaggi dell'improvvisazione, sui quali si muove la libertà dell'arte che solo la musica è in grado di raggiungere. La scrittura o le arti figurative sono idee perfezionate dal ripensamento, dalla graduale scoperta di altre idee con cui emendare un passaggio precedente: il processo creativo è un arabesco di tornanti che unisce la partenza all'arrivo. Così è anche la musica, quasi sempre. Ma ci sono momenti in cui la linea della creatività è priva di tornanti; c'è al massimo qualche curva lungo una strada in cui non sono ammessi ripensamenti. Quella è la strada dell'improvvisazione. Sei in viaggio, e devi viaggiare.

Picco improvvisava, e pian piano le luci hanno cominciato ad affievolirsi come le braci di un fuoco da campo lasciato appassire. Pochi minuti, e il teatro era completamente al buio. Tenere gli occhi aperti o chiusi non cambiava nulla. Per qualche secondo ti dimentichi dello spettacolo: cerchi un punto di riferimento, che sia una luce di emergenza o quella del cellulare di qualche spettatore. Quel che trovi sono attimi di smarrimento, sui quali velocemente piomba la musica. E' lei a ricordarti dove sei e a dirti che non sei solo: lì a pochi metri, su un palco invisibile, un artista ti tiene attaccato al mondo e alla realtà. La musica è tutto quello che hai, e così – finalmente – la ascolti.

Blind Date è l'esperienza musicale più diretta che si possa provare. Quando sei ad un concerto ordinario, quando hai un cd nel lettore, quando hai l'iPod nelle orecchie ciò che ascolti condivide lo spazio con altri elementi. Al concerto ti scopri a seguire le movenze e le espressioni dell'artista (io mi ritrovo spesso a seguir le mani sulla tastiera, se sono pianisti) o a contemplare l'architettura della sala. A casa, in macchina o in giro con le cuffiette è ciò che ti circonda a infilarsi nella musica. In una sala completamente buia ascolti ogni singolo suono, e ogni suono ti sorprende (soprattutto se sono quelli con cui Picco metteva in azione pezzi di pianoforte diversi dai tasti). E poi, di suono, ne cogli un altro e non meno importante: il silenzio. Ad un tratto dal piano sono esplosi accordi gonfi e pesanti, seguiti da repentine pause: il silenzio così creato era capace di generare una specie di onda d'urto, cui era impossibile sottrarsi.

Il cuore buio della musica non è durato che una quindicina di minuti, forse venti. Poi è riapparsa un'idea di luce con la forma di un'ala d'aereo (la sagoma del coperchio del pianoforte). E da lì, un'autentica alba sul teatro, sulle persone e su Picco. Che è planato verso la fine a raccogliere un'ovazione.

Ora. Se fossi Jon Landau direi che “in una sera in cui avevo bisogno di sentirmi giovane mi ha fatto sentire come se avessi ascoltato musica per la prima volta”. Ma non sono Landau e non ho bisogno di sentirmi giovane (per un motivo che dirò tra poco). Ma – quello sì – grazie a Picco è come se avessi ascoltato musica per la prima volta.

PS: quanto alla gioventù, quella è ormai andata. La serata di ieri era benefica per Cbm, in occasione della giornata mondiale della vista. Prima del concerto è stata proiettata la storia di un bimbo che, in Kenya, ha potuto fruire di un'operazione alla cataratta grazie al lavoro della Ong. Prima non vedeva, ora sì. Io mi sono commosso, e non poco. E ho capito di avere lo stato emotivo di un settantenne.

3 commenti:

  1. I fascisti facevano proprio come te.
    Puoi togliere le cose che ti rugano ...ma tutti sappiamo chi sei.
    Enrico

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Enrico, mi rivolgo a te per la prima e ultima volta. Lascerò solo questo tuo ultimo commento, in modo che gli altri lettori possano capire che se c'è un fascista, qui, sei tu e solo tu.

    Come potrai vedere in altri post, i commenti negativi, le critiche e gli insulti sono rimasti. Perché sono rivolti solo ed esclusivamente a me. Nel post su Dizzy Gillespie, invece, tu hai offeso non solo me ma anche Emanuele Ziglioli, con questo commento: "I coglioni vanno sempre in coppia".

    Finché insulti me, il fastidio è minimo; ma non accetto che tu insulti gli altri, indipendentemente dal fatto che possano aver lasciato un commento positivo o negativo. Per qualche imperscrutabile ragione tu hai deciso che il mio blog deve essere il cesso in cui svuotare lo sterco che deborda dal tuo cervello. Bene: cercati un altro vespasiano.

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