Musica, senza steccati

martedì 16 ottobre 2012

Dizzy for president

01:00 Posted by Igor Principe , , 3 comments
Miles Davis capo della Cia. Duke Ellington ministro dello Stato. Max Roach ministro della Difesa. Charles Mingus ministro della Pace. Louis Armstrong ministro dell'Agricoltura. Malcom X ministro della Giustizia. Ella Fiztgerald ministro per le Politiche Sociali.

Sembra il delirio alcolico di un fanatico del jazz, ma in realtà fu una proposta politica seria, avanzata da Dizzy Gillespie nella veste di candidato alle presidenziali americane del 1964. La storia l'ha raccontata il Post, ed è piacevole da leggere. Non c'è molto altro da dire, se non che se Dizzy fosse stato eletto gli Stati Uniti avrebbero vissuto il più divertente incubo della loro storia politica.

E anche riguardo Gillespie, non c'è davvero altro da aggiungere a quanto su di lui è stato scritto da storici e critici del jazz. Ha creato il be-bop, cioè lo stile con cui il genere musicale ha smesso di essere musica da ballo e intrattenimento per diventare oggetto da ascolto (mutatis mutandis, lo stesso ha fatto Beethoven in ambito classico). Ha rivoluzionato il modo di suonare la tromba grazie a frasi e riff letteralmente attraversate da scosse elettriche. Ha portato quel modo di suonare dall'agile ingranaggio delle formazioni ridotte (soprattutto il quintetto) al complesso mondo delle big band. E' insomma a pieno titolo nel novero dei giganti della musica afro-americana, cui ha dato un'impronta eterna grazie alla riconoscibilità della propria arte (e non solo perché suonava una tromba unica, con la campana cosiddetta "periscopica" perché piegata verso l'alto).

Ascoltare Gillespie tuttavia non è facile. L'impatto con un suo brano - anzi, con IL suo brano: A Night in Tunisia - lo ricordo come tra i più traumatici della mia vita musicale. Anni e anni fa, frugando tra i dischi di mio padre, scovo un doppio vinile: Diz'n'Bird, The Beginning. Forte dell'ascolto di Ray Charles, Chet Baker e André Previn, superficialmente informato dell'esistenza di Gillespie e di Charlie "Bird" Parker, metto sul piatto e colloco la puntina. Dopo 30 sollevo la stessa puntina, frugo sullo scaffale, rintraccio The Genius e mi rassicuro con What'd I say.

Solo dopo qualche anno di ascolti e di studio sono riuscito a capire la portata innovativa della musica di Dizzy. E quindi ad apprezzarla. E ad apprezzare lui come figura di musicista, rivoluzionario ma al contempo giocoso, a partire proprio da come trattasse la tromba. Louis Armstrong lo accusò, per esempio, di suonare le note sbagliate. E Teddy Hill, leader dell'orchestra in cui Gillespie mosse i primi passi, lo chiamò "Dizzy" (stordito) perché gli piaceva alterare in maniera burlesca alcuni passaggi delle partiture.

Dizzy giocava, quindi. E ha continuato a farlo anche quando l'anagrafe lo ha consegnato al registro dei padri nobili del genere, togliendosi lo sfizio di girare un cammeo in una puntata dei Robinson, dove appare nelle vesti di insegnante di clarinetto di una delle figlie del dottore (nel video, dal minuto 7:00). Ironico, leggero ma determinante: è così che mi piacciono i giganti del pensiero.

3 commenti:

  1. Me la ricordo ancora quella puntata!! adesso me la cerco in Inglese e poi attacco Gershwin con clarinetto che suono da appena 3 mesi con risultati identici a quelli del filmato!

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  2. 'spetta che vengo lì a dirigerti!

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  3. Dai!

    https://fbcdn-sphotos-h-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash3/564332_4511502590392_1639740053_n.jpg

    Io sono quello con i capelli corti...

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