Musica, senza steccati

martedì 9 ottobre 2012

Eric Hobsbawm, che scriveva di jazz

02:00 Posted by Igor Principe , , , No comments
La settimana scorsa è morto Eric Hobsbawm. Aveva 95 anni. Storico, scrisse decine di libri, uno solo dei quali valicò il confine di una notorietà che non fosse privativa degli addetti ai lavori o dei grandi appassionati. Si tratta di Il secolo breve, panoramica sul Ventesimo secolo tratteggiata con i segni di una tesi forte: il Novecento comincia il 28 giugno 1914 (a Sarajevo Gavrilo Princip uccide l'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria e scatena la Grande Guerra) e termina il 26 dicembre 1991 (dal pennone del Cremlino viene ammainata la bandiera comunista).

Di Hobsbawm ha scritto un bel ritratto Daniel Sassoon per Il Sole 24 Ore, concentrandosi sul suo mestiere di storico "classico". Ma il professore era anche uno storico del jazz. Mosso dall'amore per quella musica, era finito a scriverne per il New Statesman con uno pseudonimo per nulla casuale: Francis Newton. Ovvero, il trombettista di Billie Holiday in Strange Fruit. Trombettista comunista, come lo stesso Hobsbawm.

In un articolo apparso sulla London Review of Books lo storico racconta il suo essere scrittore di jazz. Non un critico, né uno storico, ma il cronista di un mondo fatto non solo di musica bensì anche di persone. A lui interessava la società che si muoveva intorno al jazz, un cosmo notturno di anime mosse da suoni portatori di rivoluzione. Oltre che molto bello, quell'articolo è utilissimo per capire le radici del pop e del rock di marca britannica, e cioè le ascendenze di musicisti non proprio di secondo ordine quali Beatles e Rolling Stones, di cui forse non avremmo mai sentito parlare se non ci fosse stato un tale Lonnie Donegan. Che con il jazz un bel po' ci aveva a che fare.

Ed è utilissimo per capire che anche Hobsbawm, sui Beatles, prese una cantonata micidiale.


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