Musica, senza steccati

lunedì 1 ottobre 2012

La musica di Fandango

01:53 Posted by Igor Principe , , , , 1 comment
Fandango è un film del 1985, con Kevin Costner in uno dei suoi primi ruoli da protagonista. Lo vidi qualche anno dopo, nel pieno della seconda fase della mia educazione al rock e al pop. La prima fase era cominciata proprio in quell'anno, e si nutriva del presente di allora: epoca di singoli "one-shot" (Hong Kong Syndicate, Dead or Alive, King, Nick Kamen, giusto per darne una manciata), di band non più mature di una stagione (Wham!, Spandau Ballet) o qualcuna in più (Duran Duran, Simple Minds, Eurythmics, Simply Red), di giganti in piena esplosione (Bruce Springsteen, U2, Sting, Michael Jackson, Prince), di ritorni sull'onda di film di successo (Stevie Wonder).

La seconda fase cominciò nel 1989, quando con vecchi (Mirko, Yuri) e nuovi amici (Francesco, Friz) misi in piedi una band da "sabato pomeriggio in sala prove": all'inizio, poeticamente sgangherata; poi, dopo radicali cambiamenti (rimanemmo io e Francesco), capace di performance più che dignitose. La preparazione dei brani mi aveva spinto a scoprire i classici del rock, e in particolare Eric Clapton. Fu lui ad agganciare la mia curiosità a Fandango, la cui prima scena ha in sottofondo Badge (scritta con George Harrison). La suonavo con il gruppo, e decisi che non potevo perdermi un film che cominciasse in quel modo.

Me lo bevvi d'un fiato, e da allora è tra i film che più amo. E' la storia di cinque ragazzi all'impatto con il muro dell'età adulta, che provano ad aggirare con un pugno di avventure "on the road" prima di sbatterci contro il muso. Un film che inizia con la suddetta Badge e chiude con Can't find my way home, altra splendida canzone intrisa della chitarra di Clapton. In mezzo, qualche pietra miliare (Saturday Night's alright for Fighting, Born to be wild, It's too late) e, quasi verso la fine, il fandango che dà nome al film. Che poi, non so se sia proprio un classico fandango: ma è così che Kevin Costner lo chiama urlandolo agli orchestrali, per un ultimo ballo con colei che - si suppone - è stata sua anni prima e che ora è la moglie del suo migliore amico.

Sono minuti trascinanti, dove il ritmo è dettato dalla chitarra acustica e dal basso, e dove una tastiera ricama una melodia sfuggente prima di lasciare il passo all'inconfondibile chitarra di Pat Metheny. E' lì che mi sono fermato, pigramente, senza chiedermi che canzone fosse e chi altri la suonassero. Capito che c'era Metheny l'ho piantata lì, e non sono andato oltre limitandomi a goderne ogni volta che rivedevo il film.

Pochi mesi fa parlavo con un amico musicista del trio grazie al quale ho ripreso a suonare con un minimo di continuità. Gli spiegavo l'inconsuetudine della formazione - voce, pianoforte, chitarra - e lui, con la generosità che solo i grandi artisti hanno, mi ha suggerito una via: "Chitarra e pianoforte non dialogano facilmente: ascolta Pat Metheny e Lyle Mays. Ma ascoltali davvero, cioè studiali. Loro quel dialogo l'hanno trovato".

Così ho cominciato a cercare, finendo inevitabilmente su YouTube. Tra i primi risultati, c'è il brano nel video. Si intitola It's for you. Ho pensato a come certe cose nascondano un destino fatto di ritorni, e ho indugiato nell'egocentrismo di un'attribuzione: sì, quel brano è davvero per me.

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