Musica, senza steccati

martedì 6 novembre 2012

Vladimir Horowitz e una partita di calcio

01:00 Posted by Igor Principe , No comments
Se è vero, come dice Eric Hobsbawm, che il Novecento è finito con la caduta dell'Unione Sovietica, allora Vladimir Horowitz ci ha lasciati un attimo prima dello schianto, il 5 novembre 1989. Fanno 23 anni ieri. Per un lungo periodo di tempo ho creduto che fosse il più grande pianista al mondo.

Classifiche di questo tipo sono inutili, lo so. Secondo Piero Rattalino i più grandi interpreti del pianoforte nella storia sono stati Liszt, Busoni e Richter (riporto da una pagina di Alessandro Baricco). Ma se si pensa a nomi quali Benedetti Michelangeli, Rubinstein, Argerich, Pollini, Gould è inevitabile considerare che le vette da loro raggiunte siano così alte da rendere impossibile una misurazione quantitativa dei risultati ottenuti. Sono giganti, e basta.

Se dunque ho creduto che Horowitz fosse il più grande pianista della storia lo devo a mio padre e al suo amico Angelo. Questi era il portinaio dello stabile di Corbetta (Mi) in cui vivevamo a metà degli anni Ottanta. Esaurite le incombenze di portineria, Angelo si dedicava all'arte: dipingeva (gli dedicarono anche un libro) e ascoltava musica classica, di cui era appassionato competente. Papà era meno competente, ma ha sempre avuto orecchio per la musica di qualità. Soprattutto, si informava. E nel novembre del 1985 le pagine degli spettacoli dei quotidiani erano tutte per Horowitz e per il recital che avrebbe tenuto alla Scala il 17 del mese.

Pochi giorni prima del concerto Angelo e Papà si incontrano in portineria e attaccano a parlare di Horowitz. Ne magnificano l'arte, confessano il desiderio di essere alla Scala per assistere ad un evento il cui prezzo - 300mila lire, che nell'85 non erano bruscolini - è eccessivo per le loro tasche. In quel momento passa di lì un inquilino; avverte le parole "300mila" e "biglietto" e si intromette: "Che partita, che partita?".

Angelo e papà si bloccano per qualche secondo, poi superano il momentaneo imbarazzo: "No, è per un concerto". L'inquilino non fa nulla per nascondere la propria delusione, e come a volerlo consolare i due ricorrono alla forza dell'iperbole: "Ma del più grande pianista al mondo".

Da allora per me Horowitz è stato tale. Ma soprattutto, ogni volta in cui ho acquistato un biglietto per lo stadio non ho potuto non pensare a lui e al suo concerto alla Scala. Che, se avete un po' di tempo per voi, potete riascoltare qui.

 

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