Musica, senza steccati

martedì 4 dicembre 2012

Il jazz ama la canzone italiana

01:00 Posted by Igor Principe , No comments
Louis Armstrong sosteneva che Mina fosse la "più grande cantante bianca del mondo". Forse può bastare solo questo a suggellare il legame tra la canzone italiana e il jazz. Un legame fortissimo, uno scambio culturale e creativo di cui esistono pochissimi altri esempi nella geografia mondiale della musica. Certo, dalla Francia arrivano quelle foglie morte con le quali non c'è jazzista che non vi sia sia misurato, dando sfogo alla propria fantasia su Autumn leaves. E forse il peso di quel contributo è tale da oscurare le altre canzoni tradotte nel linguaggio afroamericano (ci sarà pure qualcun altro oltre a Frank Sinatra che abbia riletto quel piccolo capolavoro che è Et maintenant?).

Ma l'Italia sembra avere davvero un rapporto privilegiato con le regole del jazz, che in questi giorni esprime ancor più evidenza vista la pressoché contemporanea uscita di tre dischi: Memorie di Adriano, Grandi & Bollani, Due come noi che.... Il primo è un omaggio a Celentano, i cui grandi successi vengono riletti da un gran bel quintetto arricchito dalla voce di Peppe Servillo. Il secondo è una carrellata per pianoforte (Stefano Bollani) e voce (Irene Grandi). Il terzo è un altro omaggio, questa volta a Gino Paoli, fatto dal medesimo e da Danilo Rea al pianoforte.

Che tre dischi di questo tipo escano praticamente insieme è una novità assoluta. Ma è anche l'unica. L'omaggio jazzistico alla canzone italiana è una (felice) consuetudine ben radicata nelle nostre abitudini discografiche. Ed è tutt'altro che in dissonanza con la storia di quella canzone, visti quanti sono coloro i quali, intrisi di jazz, ne hanno scritto grandi pagine: da Gorni Kramer al Quartetto Cetra, da Domenico Modugno (ascoltate quanto swinga Nel blu dipinto di blu, la canzone italiana per antonomasia) a Paolo Conte, da Giorgio Gaber a Enzo Jannacci, da Sergio Caputo a Pino Daniele, da Lucio Dalla a Daniele Silvestri.

Non c'è da stupirsi, insomma. C'è invece da andare a recuperare i migliori esempi di rilettura del nostro repertorio popolare. Mi permetto di segnalarne due, che amo molto. Il primo riguarda Enrico Rava, la cui tromba in E penso a te è semplicemente toccante. L'altro è un intero disco: Strane Stelle Strane, del quintetto di Giovanni Tommaso. Uscì a metà anni 90 e ora si trova solo su Amazon. Una manciata di brani, ricantati dagli interpreti originali (salvo un paio di casi): Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Biagio Antonacci. E ancora Lucio Dalla, nella sua canzone simbolo. Che a rifarla, ci vuol coraggio.

Un coraggio premiato.

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