Musica, senza steccati

venerdì 8 febbraio 2013

Le Cristoteche

01:00 Posted by Igor Principe , , No comments
Stavo trascorrendo una serata tranquilla. Ha smesso di esserla quando ho letto un articolo sulle Cristoteche. Sono discoteche in cui si celebra Cristo con hip hop, techno trance e altre specie musicali tipiche della musica da ballo contemporanea. L'artefice è padre Joseph Anthony, o padre dj Zeiton, che a Rio de Janeiro si è inventato questi locali in cui senza ricorso a fumo, alcol o droghe si balla e ci si diverte sulla parola di Cristo remixata, che nel mentre scorre sulle pareti in forma di sovratitolo.

L'obiettivo è chiaro: alimentare l'entusiasmo religioso dei giovani. Lo strumento lo è altrettanto: ciò che i giovani stessi amano senza riserve, cioè la musica. Di primo acchito sembra la realizzazione dello spirito del Concilio Vaticano II, da cui emerse l'urgenza di una Chiesa viva e attiva in una società che mutava in modo turbinoso (erano gli anni Sessanta del secolo scorso). Quell'urgenza in forza della quale le chitarre divennero parte della liturgia, facendo crescere un'intera generazione - la mia - a colpi di Camminerò e Symbolum 77

Poi, però, qualcosa comincia a non tornare. Premesso che non mi reputo affatto un buon cattolico - non pratico e, pur confidando nella presenza di un transcendente da cui, quando sarà, si capirà il senso dell'aver vissuto, non mi sento baciato dalla fede -, avverto le Cristoteche come qualcosa di offensivo. Non escludo che Gesù si sia fatto del grasse risate, abbia ballato e abbia gustato il lato lieve della vita. Dopotutto, il suo comandamento (il cosiddetto 'undicesimo') è anzitutto un messaggio di gioia: ama il prossimo tuo come te stesso. Ma il Cristianesimo, che comunque lo si metta resta la nostra culla culturale, si fonda su tre passaggi precisi: passione, morte, resurrezione. Sono pilastri granitici; e il granito pesa. Ciò esclude che l'approssimarsi ad essi sia lieve. O lo fai con un minimo di coscienza, o non lo fai. 

Questo non significa affatto escludere la musica dal rapporto con la religione. In primis, perché significherebbe rinnegare la Storia, dal gregoriano in avanti; poi, perché anche quando nella società si è imposta la musica popolare, Dio non è affatto uscito dall'orizzonte dell'ispirazione artistica; anzi, ha continuato a essere fonte di domande e di tormento (De Andrè, Ligabue, Vasco, Dalla, Springsteen, U2, John Lennon: l'elenco è corposo). 

Quella delle Cristoteche mi sembra invece solo una forma di fanatismo, e mi fa pensare che Gesù, se vi entrasse, si comporterebbe come con i mercanti nel Tempio. Con Vasco, invece, farebbe volentieri due chiacchiere in riva al mare. 








venerdì 1 febbraio 2013

La musica è nell'aria. O no?

01:00 Posted by Igor Principe , , , , No comments
Torno nuovamente a Cesare Picco. Non solo perché il suo blog sul Post è tra i miei preferiti, ma anche perché mi dà l'attacco per un pensiero su quanta musica ci sia nell'aria. E quanto questa sia come "certi amori" cantati da Antonello Venditti, che "fanno dei giri immensi e poi ritornano".

Picco ne ha fatto un video, lanciato ormai un paio d'anni fa. Era il tempo in cui l'Italia era invasa dalle tossine delle intercettazioni giudiziarie pubblicate sui media, e Cesare provò ad alleggerire gli umori con un post in cui anche Mozart veniva spiato. Prima da Giuseppe Verdi, poi da Joseph Kosma. In sole sette battute della Sonata in Fa maggiore K 332, l'uno trova l'incipit di una delle arie più cantate al mondo, dalla Scala ai box doccia; l'altro l'armonia della chanson per antonomasia.

Plagio, o musica nell'aria? Propendo per la seconda. Le sette note (dodici, con le alterazioni) aprono la porta a infinite possibilità. E' come tenere in mano una matita davanti a un foglio bianco: sai che linee e curve, che l'uomo traccia dai tempi di Altamira, ti restituiranno un'immagine inedita e unica. Ecco, è come se in musica ogni tanto apparissero sotto forma di note le linee e le curve già disegnate da altri in un preciso punto del foglio, per poi perdersi nella totalità del dipinto.

Mozart, come dice Picco, è genio perché anticipa e determina il futuro. E se mai ci fosse un dubbio a riguardo, mettete a confronto quanto segue:

Rondò in do maggiore per violino e orchestra K 373 (attenzione dal minuto 3:36)

Por una cabeza (Carlos Gardel) (attenzione dal minuto 0:35)

PS: poi ci sono i casi in cui uno va al museo, vede un quadro, ne coglie qualcosa di interessante e, vedendo che non se lo fila nessuno, lo copia. Ma non tutto: cambia giusto un paio di colori e lavora su sfumature minime. Beh, lì non è musica che gira. Lì gira qualcos'altro, come è successo ad Al Bano quando ha scoperto che Michael Jackson era passato dal suo museo.