Musica, senza steccati

venerdì 14 marzo 2014

(Non) Ascoltare musica al lavoro

03:31 Posted by Igor Principe , , , , No comments
Quartz.com ha pubblicato un pezzo interessante: Una guida completa all'ascolto della musica sul lavoro (ripreso da Internazionale). Poche ma utili indicazioni: cosa ascoltare, come ascoltarlo, quando ascoltarlo, quali effetti produce. Dai consigli è stata approntata una playlist, disponibile su Spotify (e in fondo a questo post).

Il pezzo non rivela nulla che il buon senso e la pratica quotidiana già non dicessero. Forse l'unica cosa inedita - almeno per me - è la produzione di dopamina legata alla riproduzione casuali di brani già noti: l'effetto "piacevole sorpresa" produce l'ormone che ci rende più felici e, quindi, più disposti a far bene ciò che facciamo. E qui arrivo al punto: se stiamo facendo altro che, magari, ci impegna molto, perché nel mentre ascoltiamo musica?

Me lo sono chiesto dopo aver visto che al secondo posto della playlist di Quartz c'è il Claire de Lune di Claude Debussy, pietra miliare nella storia della musica. Terzo movimento della Suite Bergamasque, cinque minuti e cinquanta secondi (più o meno) di puro sogno romantico. Un brano talmente bello da nobilitare due film piacevoli ma certo non eccelsi come Paura d'amare e Ocean's Eleven, in cui fa capolino verso la fine. Un brano talmente bello che, qualsiasi cosa tu stia facendo, smetti di farla per ascoltarlo.

Il punto è proprio questo. Conosco un sacco di persone che riescono a lavorare o a studiare con la musica nelle orecchie, affermando che i suoni li aiutino a concentrarsi. Io proprio non riesco: le note mi catturano. E quando ciò non accade, perché la concentrazione sul lavoro è massima, se ho della musica intorno la spengo o chiedo di spegnerla: la avverto come insieme di suoni senza senso.

Ma al di là delle attitudini personali, c'è la questione generale del valore che si dà all'ascolto musicale. Il pezzo di Quartz dispensa consigli sul tipo di musica migliore per lavorare: priva di parole, a intensità di ritmo e dinamica regolare, magari già nota. Insomma, piatta e rassicurante. Un tappeto in cui avvolgersi per isolarsi dal resto del mondo, un freddo stimolatore per neuroni in altre faccende affaccendati. Non conta la musica, ma il suono e la sua omogeneità. Insomma, una pappa indistinta in cui Sigur Ròs, Debussy, Brian Eno e Miles Davis si susseguono e si confondono tra di loro, perdendosi. Mai come in questi casi, il miglior alleato del lavoro (e della musica) è il silenzio.

Comunque, la playlist è questa. Se vi va di ascoltarla, mi raccomando, smettete di lavorare.

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