Musica, senza steccati

mercoledì 12 marzo 2014

Dischi da riscoprire: 'Cure for Pain', dei Morphine

06:57 Posted by Igor Principe , , , , No comments
Si può fare un disco rock basandosi su tre strumenti soltanto? Sì, certo: i Cream, i Police e i Nirvana ne sono la dimostrazione più evidente. Ok, allora precisiamo: si può fare un disco rock basandosi su tre strumenti soltanto se questi sono basso, batteria e sassofono? Eh, dai, così è un casino. E invece si può: Cure for Pain, dei Morphine, ne è la dimostrazione.

Pubblicato nel 1993, è forse il lavoro più apprezzato del trio di Boston formato da Mark Sandman (basso), Dana Colley (sax) e Jarome Dupree (batteria). E' con lui che inauguro Dischi da riscoprire, rubrica tutt'altro che fissa e definita (apparirà quando sarà il caso e trattando i generi senza steccati, come vuole questo blog). La ragione per cui ho scelto Cure for Pain è semplicissima: ricordo esattamente dove fossi e cosa stessi facendo quando l'ho ascoltato per la prima volta. E quando un disco fissa l'istante in modo così nitido, merita che se ne parli (o riparli).

Ero a casa di un amico, Andrea, decisamente appassionato di musica e di mezzi di qualità per ascoltarla. Mi chiamò per mostrarmi le doti dell'impianto hi-fi regalatogli dai genitori per i suoi ottimi risultati scolastici (era davvero bravo, in effetti), e decise di stupirmi con un sound ruvido, cupo ma energico. Dopo poco meno di un minuto di tappeti sonori e note lunghe di sassofono, partì un riff che mi sembrò suonato su una chitarra accordata mille toni più bassa del normale. Poi una rullata, dolce nel tocco ma incessante nel ritmo; e poi una voce cavernosa; e infine un sax impregnato di caldissimo blues.

Stavo ascoltando Dawna, la seconda traccia di Cure for Pain, e ne ero rapito. Ne seguivo l'incedere tenendo il tempo, e mi chiedevo da dove arrivassero tanta energia e pienezza sonora; Andrea mi illustrò la formazione, e io me lo chiesi ancor di più. Me lo chiedo tuttora, felice di non trovar risposta.

Una dettagliata analisi di Cure for Pain l'ha scritta Salvatore Setola su Onda Rock. Io mi limito a sottolineare come, in tempi in cui il successo della moda hipster sta portando all'indie-rock una visibilità talvolta in contrasto con la sua natura (indie, appunto), i Morphine ne siano stati antesignani pazzescamente innovativi. Gli anni Novanta, e in particolare la prima metà, sono stati quelli dell'ultimo movimento rock percepito come tale, il grunge. In mezzo allo spopolare di Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Alice in chain, e alla moda di genere lanciata anche da film (gradevolissimi, peraltro) come Singles, i Morphine creavano un sound eccellente lavorando sui tre citati strumenti. Mark Sandman, in particolare, riuniva in sé più doti: performer, vocalist (nulla da invidiare a un grande qual è Eddie Vedder), inventore del tritar e di un basso a sole due corde, creatore del suono con cui il gruppo si dà un marchio di fabbrica.

Nel 1995 Carlo Verdone (altro regista, con Sorrentino, dalla personale e spiccata visione musicale) inserisce alcune canzoni dei Morphine in Viaggi di Nozze, uno dei suoi maggiori successi. E' quello il momento in cui il gruppo ha, in Italia, la visibilità maggiore. Buona, ma non tale da deviarne la produzione verso scelte più facili. Scelte che, per l'intromissione del cosiddetto imponderabile, non potranno più essere fatte. Il 3 luglio 1999, su un palco a Palestrina, Mark Sandman sta suonando e divertendosi. «È una serata bellissima - dice al pubblico -, è bello stare qui e voglio dedicarvi una canzone super-sexy». Poi si accascia e non si rialza più, ucciso da un infarto a 46 anni nella città di un altro grandissimo, il Pierluigi che innovò le regole musicali del Rinascimento. Se capitate a Palestrina e siete sula scalinata che conduce ai Giardini del Principe, sappiate che è dedicata a Sandman.

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