Musica, senza steccati

lunedì 10 marzo 2014

Il Musichione: per far musica in tv devi ridere

Riguardo al Musichione, avevo letto questa intervista a Elio e Faso su Vanity Fair (nell'edizione integrale che trovate in edicola, perché se la metti tutta su internet poi la gente non affolla le edicole per comprarti il giornale). E mi ero fatto un'idea: il programma degli Elii, che di musica ne sanno, unirà divertimento e divulgazione. Finirò di guardarlo e: 1) ne saprò più di musica; 2) sarò di buonumore. Dopo la prima puntata, però, qualcosa non mi tornava. Così sono andato a rileggermi l'intervista, dove Elio dichiara: «Vogliamo andare lì a suonare e divertirci. Far conoscere la musica e alcuni aspetti dei concorrenti, cantanti noti, ma di cui magari si ignora qualcosa». E allora ho capito.

Il Musichione non è un programma di divulgazione musicale, come poi nell'intervista viene detto diluendo un bel po' il senso del termine. E' invece un programma fortemente targato Elio e Le Storie Tese in cui si fa della sana e benemerita ironia sulla musica leggera e sulla televisione, due ambiti in cui il rischio di prendersi sul serio è piuttosto alto. E in cui si suona dell'ottima musica.

Senza sfociare nella critica televisiva, ecco cosa mi è piaciuto del programma.

1) Pippo Baudo nella parte di un sosia di se stesso: teneva il gioco come solo i grandi sanno fare. E dire che il gioco non è che fosse 'sto colpo di genio. Ma faceva ridere, e non poco.

2) Nek e Mietta. Onesti mestieranti della canzone italiana, si sono prestati con intelligenza - e Nek con un po' più di piglio - alla parodia delle rispettive carriere. E' vero che in cambio hanno avuto un ritorno di visibilità su Rai Due, ma chi accetta di essere colpito dall'ironia altrui merita comunque un encomio.

3) Rocco Tanica, insuperabile nella parte del giornalista televisivo. Una splendida presa in giro dei tic dei grandi inviati (o supposti tali).

4) La versione jazz di Vattene Amore con Franco Cerri alla chitarra.

Sul sito della Rai si può rivedere la prima puntata. Giudizio (per quel che vale): ottimo. Con un dubbio: la certezza che per portare la musica sulla Rai più vista (Rai Uno, Due o Tre) sia necessario l'intrattenimento divertente. Bella scoperta, direte: che cos'è il Festival della Canzone Italiana da vent'anni a questa parte se non un gigantesco varietà televisivo condito con un buon numero di canzoni?

Certo, Sanremo. Ma in realtà pensavo ad altro, e in particolare a Sostiene Bollani. Il programma è stato un successo formidabile e ha portato in televisione musicisti tutt'altro che mainstream (giusto tre nomi dalla seconda serie: Cristina Pato, Paolo Angeli, Sol Gabetta). Alla musica di alta qualità Bollani ha unito il suo piglio da entertainer e frammenti di divulgazione musicale, con il risultato di fare un programma di intrattenimento alto. Gli Elii puntano molto più sul divertimento: non rinunciano alla musica, essendo per primi loro ottimi musicisti, ma nel copione le riservano meno spazio rispetto ai momenti televisivi.

Mi pare che il quadro sia definitivo: parli di musica, ma la tv prevale. E' vero che su altri canali di servizio pubblico (Rai Cinque) non è così. Ma per uno che è cresciuto un gioiello come Doc, prenderne atto un po' dispiace.

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