Musica, senza steccati

mercoledì 5 marzo 2014

Paco de Lucia, e quella Friday Night in San Francisco

Pochi giorni fa è morto Paco de Lucia. Per capirne la grandezza come musicista - de Lucia è ben più che il maggior chitarrista flamenco della storia - consiglio la lettura di un pezzo apparso su Repubblica. Dice quel che c'è da sapere, non dimenticando di citare uno dei suoi maggiori successi: Friday Night in San Francisco.

Trascurarlo sarebbe stato impossibile. Per molte persone - molte più di quelle che si immaginino appassionate di chitarre, di musica folk e di jazz - quel disco è come un riflesso pavloviano che s'accende al pronunciare tre nomi: Paco de Lucia, Al Di Meola, John McLaughling. Tre chitarristi sublimi, che il 5 dicembre 1980 si riunirono sul palco del Warfield Theatre di San Francisco per una jam session. Il concerto fu memorabile e l'album che ne nacque vendette oltre cinque milioni di copie. Un record, se si consideri che - a volerle appiccicare un'etichetta di comodo - si tratta di fusion e di musica per tre chitarre. Tuttavia, quanto accadde quella sera fu troppo spettacolare per non stupire i presenti e tutti quelli che, dopo, ne hanno ascoltato almeno un brano.

I tre giganti scatenano una grandinata di virtuosismi, scale e colpi ad effetto seguendo semplicemente una traccia e innestandovi le proprie improvvisazioni. Velocità di esecuzione e pulizia del suono raggiungono livelli di eccellenza assoluta, e strappano al pubblico in sala istintive grida di giubilo. Il tasso di tecnica musicale alimenta l'entusiasmo di chi suona e di chi ascolta. Alla fine si resta quasi sopraffatti, e si ha voglia di riascoltare ancora tanta perizia. E ancora, e ancora. Poi, accade qualcosa.

Quel qualcosa è lo stupore che diventa abitudine, se non noia. Milioni di note, di scale, di glissati, di accordi complessi, di ritmiche trascinanti procurano un senso di indigestione. L'orecchio chiede tregua, cerca melodie semplici, invoca poche note ma sentite. Riascoltato a 34 anni di distanza, Friday Night in San Francisco suona come un disco che ha fatto il proprio tempo. Certo, di quel tempo è figlio: stile e alla tecnica, soprattutto tra i chitarristi, sono stati elementi imprescindibili nella musica popolare del Novecento: li cercavano gli appassionati di jazz, di rock e di pop. Ora quell'attenzione è rimasta solo per il jazz, dove sono parte del linguaggio; altrove il linguaggio è il testo, e sono davvero pochi quelli che sentono il bisogno di un buon assolo di chitarra in una canzone.

Friday Night ha però fatto il proprio tempo perché - diversamente da altri dischi di potenziale nicchia trasformatisi poi in fenomeni di massa, e penso tra tutti al Köln Concert - alla fine ciò che manca è il ricordo di una melodia precisa, di una parentesi di musica capace di restare nella memoria e di scendere al cuore di chi ascolta. Ciò che manca è la forza della semplicità.

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