Musica, senza steccati

martedì 25 marzo 2014

E' ufficiale: prima la musica

08:20 Posted by Igor Principe , , , , No comments
Cosa ci porta a godere di una canzone, il testo o la musica? La domanda è eterna come quella in cui l'uovo e la gallina si disputano i tempi di venuta al mondo. Ne ho discusso su SecondArte tempo fa, ne ho discusso con mr Manta-Ray a più riprese, e le posizioni ci vedevano su fronti quasi opposti. Dico quasi perché, mentre Manta-Ray afferma che il testo, nelle canzoni di musica leggera, è un'inutile necessità, io sostengo che non sempre è così, e che il catalogo musicale offre tanti e tali esempi di canzone da rendermi impossibile l'abbraccio di una posizione definitiva.

Se penso alla Guerra di Piero, quel che emerge è il testo, uno dei meno retorici e più efficaci nello sterminato filone antimilitarista della musica leggera. E se penso a Crêuza de mä, il suono delle parole si intreccia a quello degli strumenti per formare un corpo a pura densità musicale (anche perché vi voglio a capire il genovese senza adeguata traduzione). Dopotutto le parole sono musica, suono indistinto ma funzionale all'insieme: in Penny Lane, il mio primo ricordo musicale, la voce di Paul McCartney è puro strumento, come lo sono il suo basso, le chitarre di George e John e le trombe assemblate da George Martin. Però poi il testo emerge, e spesso prorompe. Può essere il minimalismo legale di Parole d'amore scritte a macchina, o l'inno generazionale più inno che c'è (Blowin' in the wind), può essere quello di milioni di altre canzoni; ma è quello che venticinque anni fa scrivevi sulla Smemo e che ora posti su Facebook, quello in cui ti specchiavi da ragazzo e in cui non ti ritrovi più, quello che tuttora dice chi sei e racconta di ardori mai sopiti. Quello che parla di una città piena di perdenti da cui andar via per vincere, e che ancora ti inietta energia e tu nemmeno più ne capisci il perché.

Così ti dici che no, non puoi decidere o testo o musica, le due cose si intrecciano. Anzi, il testo alimenta la musica, e scoprire un'affinità elettiva e una comunanza di idee con l'autore ti rende ancor più belle le sue canzoni. E forse sì, ti balena il dubbio che abbia ragione Bob Dylan quando dice «Io sono le mie parole».

Poi leggi un libro su quello della città piena di perdenti da lasciarsi alle spalle. E scopri che ha detto quanto segue: «Le persone non arrivano alla musica in base alle informazioni che ricevono. Io ero attratto da Bob Dylan perché mi sembrava che la sua musica dicesse la verità. Non lo ascoltavo tenendo i suoi testi in mano. Era il modo in cui faceva musica ad avermi convinto».

E allora è così, è vero è non c'è nulla da fare: prima la musica, sempre.

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