Musica, senza steccati

giovedì 24 aprile 2014

Bruce, non starai esagerando?

01:38 Posted by Igor Principe , , No comments
In occasione del Record Store Day, lo scorso 19 aprile, Bruce Springsteen ha pubblicato un ep: American Beauty. Sono quattro canzoni, su vinile per l'occasione e in digitale per i giorni successivi. Come ogni buon fan, mi sono precipitato ad ascoltarle. Un quarto d'ora dopo - tanto dura l'ep - ho avuto nostalgia di un periodo che per chi segua Springsteen almeno dai tempi di Born in the Usa (trent'anni fa, per capirci) è stato decisamente faticoso.

Parlo dei cinque anni trascorsi tra il 1987 e il 1992, un lustro di silenzio tra le uscite di Tunnel of love e del duo Human Touch - Lucky Town. Cinque anni senza dischi e praticamente senza concerti. Cinque anni per me molto utili, perché ne ho approfittato per “studiare”: ascoltai tutto ciò che venne prima di Born in the Usa e centinaia di bootleg dei suoi show. Anni di scoperte meravigliose e, proprio per questo, di sofferenza nell'attesa di una novità da parte di chi aveva scritto canzoni come - una su tutte, quella che amo di più - Thunder Road. Ricordo come una boccata d'ossigeno un numero di Follow That Dream, la fanzine italiana diretta da Ermanno Labianca, dedicata al concerto acustico del Christic Institute di Los Angeles, 1990: c'era il racconto di uno show memorabile, non facile, con alcuni brani nuovi a dire che qualcosa si stava muovendo.

In quegli anni capii anche che Springsteen era capace di togliere da un disco canzoni che, per scriverle, altri si sarebbero fatti tagliare un orecchio. Fire e Because the Night sono esemplari: due autentiche hit segate da Darkness on the Edge of Town perché non in linea con la poetica di quel disco. Capii insomma che tipo di artista fosse: uno che fa un disco solo quando ha qualcosa di preciso da dire. Tra l'87 e il '92, evidentemente, voleva tacere.

Springsteen ora è cambiato. Ha cassetti pieni di canzoni e ha deciso che meritano di essere ascoltate. Lo ha detto lui stesso presentando High Hopes, il suo penultimo lavoro, uscito appena 4 mesi fa (gennaio 2014). Dodici brani, di cui solo sei inediti: gli altri, in una qualche forma, erano già stati pubblicati. Una mossa non troppo gradita dai fan, che però nel suo caso gli perdonano tutto (sono il primo a farlo) affidandosi alla caratura morale, all'antidivismo e a ciò che è capace di fare su un palcoscenico in oltre tre ore di show. E, non meno importante, a tutto ciò che ha detto e dato nel corso della sua carriera.

Ecco, la carriera. I dischi puri (raccolte di inediti) dal 1973 a oggi sono 18, ma il catalogo ufficiale conta 50 prodotti. Altri 32, quasi il doppio, sono raccolte, dvd, cofanetti, edizioni speciali. Quello che era l'artista più piratato al mondo, di cui si andava a ricercare il minimo sbuffo canoro (ho in mente una perversione, lo confesso: il bootleg Having a shower: Bruce sings New York New York) è diventato, dopo il 1992, un rocker la cui casa discografica ha pubblicato materiali ufficiali pressoché ogni anno. Per i dischi, infatti, la distanza è sempre quella fisiologica di due, tre anni in media. Ma nel mezzo è piovuto di tutto: alcune cose benvenute (i dvd, le edizioni celebrative di Born to Run, The Promise), altre francamente superflue. In più, Springsteen è in un tour infinito i cui concerti, ora, si possono scaricare in versione ufficiale dal suo sito (dietro compenso). Insomma, l'idea che ne ho è che il rocker che amo di più sia ovunque.

Non mi dà fastidio, sia chiaro. Sono un fan, e come tale il cuore vince sulla testa. Tuttavia, non posso non chiedermi perché tutta 'sta frenesia a fronte di prodotti che mi lasciano come minimo perplesso. Se Wrecking Ball (2012) mi aveva entusiasmato, altro proprio non ci riesce. E vabbè, può capitare. Anzi, è normale: pretendere da Springsteen che scriva un nuovo Born to Run sarebbe ingeneroso. Però, perché pubblicare un American Beauty la cui prima canzone è uguale a Frankie Fell in Love, uscita su High Hopes tre mesi fa? E la cui seconda canzone è uguale a Leah, pubblicata su Devils And Dust nel 2005? Ecco, questo non lo capisco. E allora scatta la nostalgia.

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