Musica, senza steccati

lunedì 7 aprile 2014

Ancora su David Garrett, «Il violinista del diavolo»

David Garrett interpreta Nicolò Paganini in Il violinista del diavolo, film uscito in Italia alla fine di febbraio. La scelta di farne il protagonista ha una sua logica, per tre ragioni;
1) Garrett è un violinista, e non un attore che deve imparare le posizioni delle dita sullo strumento;
2) Come ha dichiarato presentando il film, Garrett pensa che «Paganini fu la prima rockstar, un genio eccentrico, un Jimi Hendrix della sua epoca». Si percepisce, da ciò, una profonda affinità elettiva tra i due, sul piano classico sia su quello della passione del buon David per il rock.
3) Garrett ha un evidente fascino, cosa che a un attore giova sempre. Insomma, è un bell'uomo.

Quest'ultimo punto crea tuttavia qualche problema ad un approccio registico, come dire, filologico. Ecco infatti come appariva il genio genovese a chi ebbe la fortuna di sentirlo suonare: «A Nicolò Paganini mancava tutto ciò che sembrava indispensabile per una qualsiasi carriera: era brutto, magrissimo e spettrale, addirittura spaventoso con quel volto livido e sdentato e cadaverico, il naso aquilino e sporgente, i capelli neri, gli occhiali neri, i vestiti neri, goffo nei modi, d’aspetto malaticcio, puzzava pure. Inoltre era ufficialmente maleducato, avaro, avido, senza cuore, burlesco nel suo inchinarsi come un burattino dell’inferno».

L'affresco è tratto da Misteri per Orchestra, un libro di Filippo Facci che consiglio a chi voglia deliziarsi con dell'ottima prosa divulgativa. Quanto a Garrett, la sua lontananza estetica da Paganini è tanto ovvia da apparir scontata. Ecco perché un po' mi lascia perplesso quanto leggo in questa recensione, dove si dice che il film nulla di nuovo rivela sui particolari biografici e che però i dettagli tecnici sono esatti, a detta dello stesse interprete. Ma evidentemente l'esigenza di un'esattezza estetica è stata sacrificata a quella di far recitare un musicista: serviva insomma qualcuno che sapesse davvero dove mettere le mani, trattandosi di far rivivere Paganini. Tutto ciò è giustissimo, pur se inserisce Il violinista del diavolo tra i film in cui certe storie non vengono raccontante per come sono andate davvero.

Insomma, #sapevatelo: Paganini non era per nulla carino come lo vedete al cinema (e già che chi siamo: non fu Salieri a scrivere il Requiem sotto dettatura di un Mozart morente).

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