Musica, senza steccati

giovedì 10 aprile 2014

Musica e cibo: il caffè

03:44 Posted by Igor Principe , , 1 comment
Il caffè è cibo amato dalla musica. Prima ancora che i caffè-concerto impazzassero da Parigi in tutta Europa, dando vita di fatto a ciò che per noi oggi è un «locale con musica dal vivo», Johann Sebastian Bach celebrava la bevanda in una cantata del 1734. Le Cantate nel loro complesso sono, per dirla con tutta l’autorevolezza di Paolo Isotta, «la sintesi, assolutamente unica nella storia, di tutte le forme e di tutte le tecniche musicali esistenti (in qualche caso esistite) all’epoca di Bach». Il riferimento di Isotta è alle Cantate sacre, mentre la Kaffeekantate di cui parliamo è parte del novero delle profane e ci dice che Johann Sebastian scriveva musica non solo per farne monumenti da dedicare a Dio, ma anche e più semplicemente per divertirsi. Questa Cantata racconta di una ragazza con dipendenze da caffeina, al punto che il padre le dà l’aut aut: o smetti di berlo, o non ti sposi. Lei smette, ma nell’accordo matrimoniale inserisce una postilla: una volta sposata, riprendo a berne quanto ne voglio.

L’ironia va di pari passo con l’aroma di arabica. Fabrizio De Andrè vi è ricorso a piene mani per ispirarsi alla figura di Raffaele Cutolo in uno dei suoi pezzi più noti (Don Raffaè), la Peppina con cui molti di noi sono cresciuti è quella che alla fine fa il caffè con il tritolo. E poi c’è Pino Daniele, che nel 1977 scriveva un manifesto politico anticasta con quasi quarant’anni di anticipo sul M5S. ’Na tazzulella e cafè, brano tra i più noti del suo disco d’esordio (Terra mia), diceva chiaro e tondo che i politici stanno da una parte ad arricchirsi e ad alimentare i propri interessi, mentre il popolo sta dall’altra ad “abboffarsi” di caffè, unico sollievo nella miseria quotidiana.

Bevanda e musica vanno d’accordo anche per ragioni di economia linguistica. Parola tronca, «caffè» può risolvere un problema quando c’è da chiudere un verso anche senza un collegamento logico con il precedente. Esempio lampante è Ho voglia di innamorarmi, canzone in cui Francesco Baccini lamenta la mancanza di una passione che accenda la monotonia delle proprie giornate: dopo un lungo elenco di cose di cui ha voglia e che non ha, aggiunge «Ho voglia di innamorarmi di qualcosa che non c’è». Musica e testo si sospendono fino a chiudersi con un repentino e, sulle prime, sconnesso cambio di prospettiva: «Ok, faccio il caffè».

Infine, caffè e musica si vogliono bene perché il caffè suona. E ognuno di essi ha la propria voce. Quella del bar è industrial rock, fatto dei colpi con cui i baristi svuotano i filtri, li riempiono di nuovo e li agganciano alle macchine per continuare a farne. Quella delle capsule è puro, ovattato lounge. Quella della moka è un ruggito di poesia, tanto piacevole che un musicista di nome Diego Stocco, un po’ di anni fa, lo ha celebrato in un video: Huge Coffee. Una chicca, come si vede lì sotto.


Diego Stocco - Huge Coffee from Diego Stocco on Vimeo.

1 commento:

  1. Visto il remix di Fargetta del singolo (per beneficienza) di Tiziano Motti? http://youtu.be/GirOcEhfezs

    RispondiElimina