Musica, senza steccati

giovedì 15 maggio 2014

L'indefinibile bellezza di Laura Mvula

03:09 Posted by Igor Principe , , No comments
Tre secondi, e si è travolti da un'onda di voci. Comincia così Sing to the Moon, l'unico disco pubblicato ad oggi da Laura Mvula. Britannica, ventisei anni, ha dichiarato di soffrire di «panico da palcoscenico»; tuttavia, il 26 luglio sarà al Locus Festival per la sua prima data in Italia.

Quello tra la cantante e il festival è un incontro tra due gemme. Parto da quest'ultimo. Il 2014 è l'anno della sua decima edizione, e a scorrerne la storia si capisce come sia diventato un solido riferimento per la musica di qualità. Ci sono passati nomi di peso (a caso: Vinicio Capossela, Palo Fresu, Stefano Bollani, Kings of Convenience, Esperanza Spalding) e artisti in erba poi diventati fiori (Raphael Gualazzi). Quest'anno ci suonano Gregory Porter, Seun Kuti (il figlio di Fela), Gianluca Petrella, Avishai Cohen, i Calibro 35, Gilles Peterson. Cio significa che si ascolterà jazz, acid jazz, afrobeat, echi di Jamaica, colonne sonore (intrigante a riguardo il progetto dei Calibro 35, che dedicheranno la loro serata alle musiche del cinema italiano anni 70).

Le informazioni fondamentali sono sul sito del Locus Festival, evento da benedire anche per il luogo in cui si tiene. Locorotondo è nel cuore della Valle d'Itria, a un tiro di schioppo da altri due gioielli come Alberobello e Martina Franca. Un po' più lontano, verso il mare, c'è Ostuni. Intorno ci sono terra rossa, muretti a secco, ulivi belli come sculture e quei gioielli di architettura chiamati trulli, che senza bisogno di impianti termici sono caldi in inverno e freschi in estate. Non ultimo, si mangia divinamente. A scegliere un piatto tra tutti - conscio di quale fesseria possa essere tale selezione - ne consiglio uno: l'incrapiata di fave. Commovente.

In questo paradiso non troppo noto - il che, tutto sommato, non guasta - il 26 luglio arriva Laura Mvula. Nessuno può sapere se il suo show comincerà con l'onda di voci di Like the Morning Dew, la canzone che apre Sing to the Moon. Ma si può immaginare che sarà un bel concerto. Laura Mvula - come saggiamente scrive Ondarock - nulla c'entra con Amy Winehouse o Adele. Sicché, lasciamo da parte gli automatici e stantii riflessi con i quali ci si appiglia al passaporto per rintracciare forzate parentele musicali. Anche perché Laura Mvula è parente a se stessa, e basta. La sua musica rivela tutta la cultura degli studi di composizione a Birmingham: è complessa, ricercata, svirgola in frequenti cambi di ritmo e scarta su arditi cambi di armonia. La sua voce calda e semplice: non cerca a tutti i costi il vocalizzo virtuoso, e in questo sta la sua bellezza. Le sue idee musicali nascono pescando da generi e stili diversi e facendoli convivere in canzoni non banali ma non cervellotiche.

Insomma, un gran bel disco impreziosito dalla storia di Laura, supplente di musica e poi impiegata in una reception che nei momenti liberi scrive brani sul suo laptop. Che a uno come me - anziano magari no, ma maturo sì, e comunque incline al conservatorismo - vien da dire: «Ma per comporre non si usa uno strumento? Cos'è sta diavoleria del computer portatile?». Ecco, son balle da attacco di senilità. Se il risultato è questo, sia benvenuto il laptop. E con lui, i discografici cui Laura ha mandato i suoi file.

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