Musica, senza steccati

giovedì 26 giugno 2014

È in Umbria, è jazz. Ma è un'altra cosa.

06:46 Posted by Igor Principe , No comments
Dal momento che le parole «Umbria» e «jazz», assieme, formano il nome del festival di genere più noto in Italia, bisogna dire che per organizzarne un altro nella stessa regione ci vuol coraggio. In questo caso titolare ne è Luciano Vanni, editore e direttore di un sistema di pubblicazioni sul jazz. A veder bene, è un coraggio obbligato: la società editrice - Vanni Editore srl - ha sede a Collescipoli, in provincia di Terni; ovvero, il luogo in cui dal 27 al 29 giugno si terrà la seconda edizione del Jazzit Fest. Ma se la logistica è comoda, il fatto di giocare in casa di Umbria Jazz rende il resto inevitabilmente più complicato. Perché, anche a non cercarla, l'idea della sfida si fa viva. Ed è a quel punto che chi ha interesse in questo tema è chiamato a uno sforzo: ucciderla, quell'idea.

Jazzit Fest e Umbria Jazz, infatti, hanno in comune solo il territorio. Per il resto, sono lontani l'uno dall'altro più di quanto l'Italia lo sia dalla Nuova Zelanda. Il festival storico è una classica e gradita parata di star (date un occhio al programma e capirete), il «giovane» è un tentativo di innovare il cosiddetto format: non un soldo di contributi pubblici, ricerca delle risorse mediante crowdfunding, evento collegato a pratiche di sostenibilità ambientale. E altri punti, minuziosamente elencati nella Carta dei valori.

La tre giorni di Collescipoli si annuncia quindi come occasione per ascoltare in modo diverso il genere musicale che ha segnato il Novecento, prima da solo e poi come radice del rock'n'roll. Non che quello tradizionale - andare a Perugia per un concerto di Wayne Shorter e Herbie Hancock, per dire - sia sbagliato; anzi, vivaddio che nell'amareggiata Italia del 2014 si tenga ancora una kermesse del livello di Umbria Jazz. Tuttavia il Jazzit Fest è l'occasione per capire che vivere di jazz - in generale, di musica - non significa solo suonare per un pubblico. I concerti non mancano, e ci mancherebbe, ma nella forma più raccolta degli showcase. Soprattutto, non mancano i workshop con gli operatori del settore (musicisti e non), le mostre, le conferenze, gli incontri dedicati ad altre arti (cinema, tra tutte) e al loro stretto legame con la musica afro-americana. L'insieme degli eventi è concepito per dare la maggior visione panoramica sul jazz, genere per sua natura complesso - «se non sai cos'è, allora è jazz», diceva Louis Armstrong: così spesso si finisce per ascrivere al genere musiche che in fondo non gli appartengono. E, quel che più conta, per dare un palco a musicisti lontani dalla ribalta, ma non per questo poco capaci. Per ricordare, in altre parole, che il buon jazz non lo fa soltanto la star di fama mondiale.

0 commenti:

Posta un commento