Musica, senza steccati

mercoledì 16 luglio 2014

Una canzone, una storia: De Gregori in calzoni di lino

08:49 Posted by Igor Principe , No comments
Indossava pantaloni di lino, spiegazzati dopo un viaggio in treno da Milano a Verona. Quando la porta della carrozza si aprì, vedemmo uscire prima la chitarra e poi lui. In testa una corona di capelli ricci. Magro come un chiodo. Sorrideva come chi sa di avere davanti a sé una notte di felicità.

Così era Raoul quel giorno di giugno. Saputo che ero partito per vedermi con Gloria, Adele e le altre belle ragazze del giro veronese, aveva chiamato a casa di una di loro e lasciato detto alla madre: «Arrivo alle 15.35». La madre, non ricordo in che modo, riferì. E a me pare ancora impossibile essere riusciti raccogliere il messaggio senza Whatsapp, o anche un semplice sms. Dopotutto, se allora ci avessero parlato di cellulari non avremmo pensato che a furgoncini blindati in dotazione delle forze dell'ordine.

Raoul scese, sorrise e salimmo in auto. Destinazione, colli veronesi prossimi al lago. In programma una grigliata di carne. Le nostre amiche veronesi erano belle e su di giri. Io e Raoul, solo su di giri. Lui, poi, indossava pantaloni di lino. A diciannove anni la logica vuole il tuo guardaroba intasato di jeans. Ma lui voleva star fresco, in quel giugno caldo anche per la tensione alimentata dall'esame di maturità. Così indossò un capo da picnic in campagna. Inappuntabile, sotto questo punto di vista.

Dal momento in cui fummo seduti in macchina, suonammo e cantammo. C'era intesa: lui con la sua voce potente e cristallina, io con la mia attitudine per i controcanti. Ci sapevamo fare, e le ragazze - belle e su di giri - mostravano di apprezzare tanta perizia canora. La chitarra smise di mandare accordi solo quando ci inerpicammo sul sentiero dal quale avremmo raggiunto lo spiazzo ideale per preparare la brace, compito che lasciammo ad altri assumendoci l'onere esclusivo di intrattenerli con la nostra arte.

Cantammo e suonammo, e pochi si accorsero che intanto anche le nuvole si erano date convegno allo spettacolo. Cantammo e suonammo le cose che ci riuscivano meglio: i Queen, Lucio Dalla, gli Extreme, i Beatles, Gino Paoli, i Pink Floyd. E De Gregori. Quello, poi, ci veniva da dio. Finimmo Titanic, e fu così bella che anche le nuvole applaudirono senza risparmiarsi. Dal nulla, gocce grandi come uova piovvero sulla grigliata, sulla chitarra e sui pantaloni di lino di Raoul. Che, evidentemente, ci teneva: li tolse, li piegò e li protesse nella custodia dello strumento. Scese il sentiero in slip bianchi.

Nel giro di un attimo, ci ritrovammo zuppi e senza una lira. I soldi erano stati tutti spesi per comprare carne e birre. La benzina nell'auto di chi ci riaccompagnò a casa era al limite, così il proprietario chiese a una delle ragazze - bella e un po' meno su di giri - se una volta a casa avrebbe potuto chiedere ai suoi genitori 20mila lire per il rifornimento, con promessa di restituirle il giorno dopo. La ragazza nicchiò, temendo l'ira di un padre svegliato nel cuore della notte da una figlia zuppa d'acqua che chiede del denaro. Il proprietario si alterò: «Io non riporto un cazzo di nessuno a casa se non mi garantisci che poi posso far benzina!». La tensione spense la musica e riempì l'auto di un imbarazzato silenzio. Raoul continuava a stare in mutande.

A casa, la ragazza chiese e il padre - un sessantottino di ampie vedute - si mostrò ragionevole. Intanto, per stemperare la tensione, l'amico mi spiegò una pratica di training autogeno imparata a ginnastica in un giorno in cui non ero a scuola. Si trattava di sdraiarsi, chiudere gli occhi e con il pensiero osservare le parti del proprio corpo: mani, piedi, spalle. Si sarebbero rilassate. Mi sdraiai. Tre minuti dopo entrò in stanza la madre della ragazza. Si spaventò, temendo un mio malore.

Rassicurata la signora, finimmo stesi - io, Raoul e le ragazze sempre belle ma ormai senza giri - sul tappeto della sala. La mattina dopo, sul treno verso Milano, ci rimase il rammarico di non aver suonato l'ultima canzone. Ci veniva benissimo, I Muscoli del Capitano.

 

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