Musica, senza steccati

mercoledì 9 luglio 2014

Brasile, il soundtrack di una disfatta

Se, come diceva Hitchcock, il cinema è la vita senza le parti noiose, ieri sera a Belo Horizonte è andato in onda un capolavoro. E ogni capolavoro ha quasi sempre un soundtrack adeguato. Nel diluvio di tweet che commentavano l'impensabile disfatta del Brasile contro la Germania, ho aggiunto la mia goccia immaginando la canzone del momento. Il primo pensiero è quel che conta, e il primo pensiero è stato per Insensatez.

Un pensiero tutto sommato facile, trattandosi di uno dei brani più noti nel repertorio di bossa-nova. Lo scrisse Antonio Carlos Jobim, unanimemente considerato il padre del genere, nel 1963. Vinicius de Moraes gli ha aggiunto le parole. Le ha scritte, ovviamente, in portoghese. Poi Norman Gimbel ha dato al brano un testo inglese, facendone così uno standard cantabile senza obbligo di avventurarsi nell'impegnativa pronuncia della lingua di Bahia.

L'istinto di pensare a Insensatez è stato guidato proprio dal testo di Gimbel. How insensitive è un titolo facile da immaginare vedendo che la Germania non aveva alcuna intenzione di fermarsi dopo 29 minuti e 5 gol. E infatti, sono stati tanto insensibili da fare 7 gol (sbagliando l'ottavo in modo clamoroso).

[Piccola digressione: insensibili un corno. Giusto così: l'idea di fermarsi per non infierire è una manfrina ridicola. Si va in campo per vincere. Se chi perde vuole evitare la débâcle, si dia da fare. L'unica cosa richiesta a chi domina è di non irridere, e i tedeschi ieri sera sono stati maestri di correttezza. Fine della digressione].

How insensitive è un testo che calza bene alla partita di ieri sera. C'è la Germania insensibile, e c'è una domanda semplice, quasi scontata: «What can you say when a love affair is over?». Cosa dire ai brasiliani se, giustamente, è finito il loro amore per la nazionale? Il testo di Moraes si adatta meno: alla fine parla delle schiocchezze (insensatez) di un cuore disattento. L'unico passaggio calzante è quello in cui invita il cuore a chiedere perdono, cosa che giocatori e allenatore non hanno potuto evitare alla fine di quel disastro.

Ma, come si sa, prima c'è la musica. Al di là della spicciola esegesi, Insensatez è una canzone palesemente malinconica. Ci sta, insomma, a commentare l'accaduto anche se non lo commenta benissimo. Perché a ben guardare, è malinconica ma leggera. La colpa è del ritmo: incede moderatamente, striscia su rullante e charleston, crea l'atmosfera di un mesto fine serata, quando sei stato bene con gli amici e loro se ne sono andati via e tu avresti voluto si fermassero ancora un po'. Una disfatta, insomma, è un'altra cosa.

Pure, qualcosa di Insensatez ricorda il suono della vera tristezza. Quella profonda, quella su cui struggersi sul serio. Quel qualcosa è l'armonia. Ad ascoltarla bene, dalla successione di accordi riaffiora l'immagine del musicista icona dello struggimento: Fryderyk Chopin. Ciò che emerge è il suo Preludio n.4 in Mi minore, op. 28.

Ascoltatelo, e pensate alle facce dei brasiliani ieri sera. Eccolo, il soundtrack di una disfatta.

   

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