Musica, senza steccati

venerdì 4 luglio 2014

L'assurdo mestiere secondo Giorgio Faletti

È morto Giorgio Faletti. Gli articoli che stanno piovendo sul web ne ricordano l'eclettismo: attore, comico, scrittore, musicista. Quest'ultima sua faccia era piuttosto ingombrante: dal 1990 a oggi ha pubblicato sette album. Non proprio una quantità da quello che lo fa di straforo mentre si dedica ad altro.

Faletti era di Asti, come Paolo Conte. E aveva una laurea in legge, come Paolo Conte. Ma faceva musica di tutt'altro tipo, pur scrivendo testi piuttosto poetici. Quello per cui è ricordato da tutti è Signor Tenente, con cui arrivò secondo a Sanremo nel 1994 lasciando in molti stupefatti. Forse più di quando il secondo posto lo conquistarono Arbore (1986, Il Clarinetto) ed Elio e le Storie Tese (1996, La Terra dei Cachi): per Arbore ed Elio, dopotutto, la musica è un mestiere esclusivo.

Sono di meno, però, quelli che ricordano Faletti a Sanremo l'anno dopo. Sull'onda del successo tornò all'Ariston e cantò L'Assurdo Mestiere. Una canzone bellissima, forse oscurata dalla performance irriverente, per i canoni sanremesi, e dai ripetuti «minchia» nel testo del tenente. Una canzone bellissima anche solo per la citazione di Marcello Marchesi, umorista finissimo ma anch'egli meno noto di quanto meriterebbe essere.

La citazione è «Fa' che la morte mi colga vivo». Un piccolo colpo di genio.

    

1 commento:

  1. Grande, Igor. Bella e vera. Stupenda la chiusura, parlata, della canzone. Da riascoltare. Grazie.

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