Musica, senza steccati

lunedì 14 luglio 2014

Quel gran simpaticone di Lorin Maazel

03:09 Posted by Igor Principe , , No comments
Per me Lorin Maazel è stato il Concerto di Capodanno. Lo ha diretto per sette edizioni consecutive dal 1980 al 1986. Quei concerti cadevano nel pieno delle vacanze di Natale, e costituivano una parte centrale del rito laico di famiglia: il pranzo del 1° gennaio. Parenti riuniti dai nonni, tavola imbandita, musiche austro-ungariche dal Musikverein, commentate da Pepi Franzelin e dirette da un gran simpaticone. Perché per me quello era Lorin Maazel. Ed è tutt'altro che un difetto.

Maazel, ovviamente, era molto altro. Molto, molto altro. Era il genio chiamato da Toscanini a 11 anni a dirigere l'orchestra della NBC. Undici anni: un'età alla quale si va a scuola, si fanno i compiti, si gioca con gli amici. E se anche sei il bambino più talentuoso del mondo, non puoi essere più che una fertile promessa per il mondo in cui andrai a esprimerti. A quell'età, Maazel era già la certezza che lo ha portato poi a essere uno tra i direttori d'orchestra che saranno ricordati anche da chi, di musica classica, ne sa poco o nulla.

Anche io di Maazel so poco. Non ho idea di chi siano i suoi autori di riferimento, quei musicisti nelle partiture dei quali il direttore si ritrovava meglio che in altre. Non so dire se un Mahler o un Beethoven diretti da lui fossero meglio di altri diretti da Chailly o da Furtwängler. Questa è materia da critici, e io non lo sono. Però Maazel mi piaceva, e la ragione è il Concerto di Capodanno. Nella cornice festosa di cui ho detto, lui entrava alla perfezione dirigendo con leggerezza un momento impegnativo. Ecco cosa raccontava a Cecilia Rivers, in un'intervista pubblicata da Suonare nel 1999.

Parliamo del concerto di Capodanno, che lei ha diretto per la decima volta, un vero record. Come ci si prepara a un'esibizione che sia lei sia l'orchestra potete fare ormai a occhi chiusi?
Non è vero che sia così semplice. Tenga presente che la musica di Strauss viene per l'appunto suonata solo una volta all'anno, e che, a parte due o tre classici come il Danubio blu e la Marcia di Radetsky, il repertorio cambia sempre. Ci vogliono delle prove che direttore e orchestra prendono molto seriamente. Il concerto, inoltre, è dal vivo, davanti a un miliardo di persone, che sono abituate alla perfezione delle registrazioni discografiche, e che si aspettano espressioni allegre e festose, unite a un'esecuzione impeccabile, la mattina dopo una nottata di “bagordi”. Io poi cerco sempre di scovare pezzi sconosciuti degli Strauss, per sottolineare la fecondità creativa di questa incredibile famiglia musicale. Ma sono contento quando la gente crede che il concerto venga prodotto senza sforzo, vuol dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.


Far sembrare semplici le cose che non lo sono è la cifra dei grandi. Maazel, con quel suo essere simpaticone, faceva sembrare semplice il mestiere complicatissimo del direttore d'orchestra. Ne smontava la solennità ieratica, magari avvicinando qualcuno in più a una musica ritenuta a torto elitaria. Sicuramente, ha avvicinato me. Più di quanto abbia fatto Claudio Abbado.

Anche qui, nessuna critica, ci mancherebbe. Semplicemente, ricordo che quando mostravo più interesse per la triade pallone-cortile-amici che per un improvviso di Schubert da preparare per un saggio di fine anno (oltre che per un esame di Conservatorio, poi mai dato) mio padre mi mostrava una foto di Abbado su un campo da calcio. Era giovane, aveva maglietta, pantaloncini e scarpe con i tacchetti. Era un modo per dirmi che avrei potuto fare entrambe le cose.

Su quel fronte, Abbado non mi ha mai persuaso. Maazel sì: non a diventare musicista, ma ad ascoltare ogni tipo di musica per il solo fatto di essere musica.

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