Musica, senza steccati

mercoledì 10 settembre 2014

Quattro cose da dire su Apple, U2 e Songs of innocence

06:08 Posted by Igor Principe , , , No comments
Ieri a Cupertino si è parlato di tre cose: iPhone 6, AppleWatch e nuovo disco degli U2. Atteso da sei anni, era stato annunciato in uscita a metà ottobre. E così sarà per chi vorrà acquistarne il cd o il vinile. Per chi abbia un account su iTunes, il disco è gratis da ieri. Durante la presentazione delle novità di Apple, gli U2 sono saliti sul palco - dopo il classico gioco delle parti tra Bono e Tim Cook - hanno regalato a 500 milioni di utenti le 11 canzoni di Songs of innocence. In platea, felicità e gridolini; nel mondo, oggettivo stupore e considerazioni di vario tipo, non tutte - come dire? - positive. Credo possano essere raccolte in quattro punti.

Punto 1: o tempora, o mores. Due «Paoli» che si occupano di musica hanno riassunto via Twitter la situazione. Uno è Madeddu, caustico come al suo solito:
L'altro è Giordano, più analitico in una risposta a Stefania Carini:
Con una certa eleganza, Madeddu interpreta la pancia del pubblico: basta leggere i commenti al pezzo del Post per capire che questo disco non piace granché, al punto da «accusare» la band di aver voluto sfruttare il palco di Cupertino per dare visibilità a un prodotto musicalmente povero. Ma di questo parliamo al punto 3. Giordano, invece, ci porta al punto 2.

Punto 2: se uno dei dischi più attesi del 2014 finisce gratis alle orecchie di 500 milioni di utenti, vuol dire che l'Impero Romano è davvero caduto. Mi spiego: quando Romolo Augustolo, nel 476 d.C, portò le insegne imperiali da Roma a Costantinopoli, non fece altro che certificare che l'idea di Roma come era conosciuta sino a quel momento era diventata materia per la Storia. Fatte le debite proporzioni, gli U2 hanno portato le insegne imperiali nella terra della nuova discografia. Ora, non è che vendere dischi non conti più. Semplicemente, lo si fa in modo diverso. In questo caso, è Apple che paga il gruppo per un'esclusiva di peso fortemente marchettaro. L'azienda infatti può contare su - presumibilmente - 500 milioni di download (ricordiamo che il disco più venduto della storia, Thriller, è fermo a 115 milioni di copie) nel giro di poche ore: dato decisamente utile in una prospettiva di marketing. Gli U2 possono invece contare su 500 milioni di ascolti, dato però non troppo utile nella prospettiva illustrata da Paolo Giordano.

Punto 3: perché sì, ok, si fa un disco per andare in tour. Ma per suonare cosa? La risposta è proprio nella scaletta del concerto al Circo Massimo degli Stones, lo scorso 22 giugno: un'infarcita di classici. A meno di non essere fan sfegatati, ciò che fa brillare gli occhi di chi segua un concerto dei rocker storici sono le canzoni che li hanno resi grandi. Sono quelle che provocano i boati. Per dire, non è Sirens ma Alive, nel caso dei Pearl Jam; non è High Hopes ma Badlands, nel caso di Springsteen. Non sarà The Miracle ma Pride, nel caso degli U2.

Punto 4: fare un disco per andare in tour limita la creatività? Songs of innocence sembrerebbe dire di sì. Secondo il Guardian, gli U2 hanno fatto un disco con il quale «si muovono su un terreno già percorso, senza sapere come andare avanti». Sono insomma laddove erano ai tempi di How to dismantle an atomic bomb, sul quale il mio amico Giovanni disse parole definitive: «Sembra si siano trovati in sala dicendo "Ehi, ti ricordi quando facevamo na na na na? Dai, riproviamo! Oh, Larry, ti ricordi facevi bam bam? E tu, Adam, du du du du? Dai, vediamo che succede». Ecco, Songs of innocence suona così. Chi lo ascolti ritrova l'eco delle chitarre di The Edge, l'incedere ritmico tipico di Adam Clayton e Larry Mullen jr. La voce di Bono non è quella di Boy e di October, il tempo passa sulle corde vocali più che su quelle di una chitarra. Ma resta la voce di Bono, così come tutto l'insieme resta un disco che pare omaggiare il grande passato degli U2. Chi ne cerchi innovazione come quella - sublime e suprema - che ispirò Achtung, baby lasci perdere. Chi ne cerchi un disco ben fatto di rassicurante, tradizionale rock com'è quello dei primi tempi della band irlandese, con il quale molti di noi sono cresciuti, ha pane per i propri denti.

PS: notazione sul booklet. È bellissimo: tutto scritto a macchina, con una copertina dal gusto splendidamente antico. Bellissime anche le foto in bianco e nero. Ecco: macchina da scrivere, copertina antica, bianco e nero. Benvenuti nel 1984. Se Tim Cook fosse stato più autoironico, ieri sul palco avrebbe accolto gli U2 avendo accanto questo.


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