Musica, senza steccati

mercoledì 3 settembre 2014

La scena più bella di Good Morning, Vietnam

Ieri sera Rai Movie ha trasmesso Good Morning, Vietnam. Rivederlo è stato un piacere non solo per Robin Williams - sul talento del quale si regge l'intero film - ma per una scena in particolare. La scena più bella, credo; quella in cui la musica è protagonista e racconta alcune cose.

Anzitutto, racconta come comporre belle colonne sonore non significhi letteralmente scrivere pezzi inediti. Un bel soundtrack nasce anche grazie alla perizia del buon dj, che sa scegliere dal repertorio i suoni da accostare alle immagini, o le canzoni con cui esprimere un contesto. Con i film sul Vietnam raggiungere quest'ultimo obiettivo è piuttosto facile: negli anni di quella guerra l'America sfornava canzoni semplicemente memorabili (per me, le più belle della storia della musica leggera). Quando puoi pescare da un mazzo in cui hai Smokey Robinson, Bob Dylan, i Doors, James Brown, i Jefferson Airplane, Aretha Franklin e nomi così, il gioco non è affatto duro. Più difficile la scelta di altri suoni, magari del repertorio classico. Se però si sceglie bene, il risultato è la creazione di un'icona. È il caso della Cavalcata delle Valchirie: se per i melomani è il terzo atto della Valchiria di Richard Wagner, per la cultura popolare sono gli elicotteri nei cieli vietnamiti di Apocalypse Now.

La scena più bella di Good Morning, Vietnam ha la forza iconica del sarcasmo. Nel corso del suo programma, Adrian Cronauer dedica un brano ai soldati che ha incontrato il giorno prima in strada, diretti in prima linea. Partono le note di un brano arcinoto e dolcissimo, un inno alla bellezza della vita e alla tolleranza, scritto da Bob Thiele e George David Weiss nel 1967 per ricordare all'America ciò che la guerra in Vietnam e gli scontri razziali in casa le stavano facendo dimenticare. Nel film, i due minuti e passa di musica sostengono una sequenza di esplosioni, fucilazioni, sangue e scenari guerreschi.

Il contrasto sembra dire: «Come no: quello canta di un mondo meraviglioso, ma le cose stanno in un altro modo». Ma la lettura non mi persuade. La scena più bella di Good Morning, Vietnam non mi fa pensare a una lotta tra l'utopia del migliore dei mondi possibili e la realtà della vita, ma alla complessità di un'esistenza in cui quegli aspetti vivono l'uno accanto all'altro. Quella scena ci dice di non dimenticare che anche quando tutto sembra andare in pezzi -  come il mondo, adesso - da qualche parte c'è chi, pur senza conoscerti, è capace di stringerti la mano e farti un sorriso.

Buonismo? No, realismo.



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