Musica, senza steccati

martedì 7 ottobre 2014

Questi sfigati sarebbero diventati gli U2

00:10 Posted by Igor Principe , , 3 comments
Archiviate le polemiche sullo sgradito regalo degli U2 ai 500 milioni di utenti iTunes (a margine: quante storie! Ok, Songs of innocence è tutto tranne che un capolavoro, ma l'insurrezione per esserselo ritrovato nella propria library mi sembra davvero esagerata. Parliamo di un regalo, dopotutto), prendo spunto dal Facebook di Matteo Cruccu per una considerazione sugli esordi dei dublinesi.

Cruccu - che si occupa di musica e calcio per il Corriere della Sera - ha postato il video che vedete là sotto con questo messaggio: «Trentasei anni fa, niente marketing, niente mele, niente cazzate, solo del sanissimo rock'n'roll: questi sono gli udue che imparai ad amare». Credo di poter interpretare il pensiero di Matteo in modo estensivo, e non letterale. E cioè, una dichiarazione d'amore per gli U2 dei primi tempi, autentici e affamati; non proprio ed esattamente per quelli del video. Che - e qui parlo a titolo personale - sembrano degli sfigati pazzeschi.

Sfigati, in realtà, non lo erano poi tanto. Siamo nel 1978, la band è formata da due anni e ha pubblicato un demo, di cui Street Mission - la canzone del video - è uno dei brani. Dopo soli due anni di musica e all'attivo un solo EP, gli U2 - i cui componenti hanno tra i 17 e i 18 anni - sono su RTE. Stanno cominciando a scalare la montagna che, da lì a 9 anni (1987, The Joshua Tree) li porterà a essere la più famosa rock band del mondo. Ma in quel video, sembrano i classici scappati di casa.

Ecco il punto: come è possibile che qualcuno abbia visto in quei quattro, nel 1978, tutto il potenziale che poi avrebbero espresso? Certo, adesso bisognerebbe fare lo sforzo di guardare all'embrione U2 con gli occhi del 1978, con uno sguardo che contemplava come normali quattro improbabili ragazzini a dimenarsi in modo ridicolo sul palco. Dopotutto, basti anche solo guardare il presentatore e i suoi giochi di parole. La sensibilità di oggi è diversa, certo; ha un gusto più raffinato. Ma questo gusto è un plus?

Forse, no. Il talento capace del successo di massa, oggi, emerge quasi sempre dal talent show. Dove lo vestono a puntino, curandone il minimo dettaglio. Non c'è spazio per la materia grezza, oggi. Non c'è spazio per l'azione di chi sta dietro le quinte, un Paul McGuinness o un George Martin capaci di indovinare la pepita tra chili di fango. C'è spazio per altri modi di individuare la qualità: per esempio, sapersi muovere nel mare magnum dell'indie. Da cui, però, è raro emergano artisti capaci di essere, nel 2014, ciò che furono i Beatles negli anni Sessanta e gli U2 tra gli Ottanta e i Novanta. Ci sono poi le eccezioni - penso ad Adele o a Amy Winehouse, artiste mass market ma brave, molto brave -.

Però quattro sfigati che diventino gli U2 sono una cosa che, credo, non vedremo più.


3 commenti:

  1. Perche' rinvangare sempre quei tempi erano quei tempi ma Jagger allora sul palco non fa un po' tristezza? M arilassiamoci e ascoltiamo queste splendide ballate rock daccordo non sono piu' tanto rock'n'roll ne tantomeno punk ma se discutiamo ancora su questo non avrebbe senso parlare di questo album che parla forse anche malinconicamente di quei tempi e della loro storia.

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  2. O con me o contro di me Beppe Grillo insegna alla faccia della democrazia

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  3. Cari anonimi, grazie dei vostri interventi. Non li ho capiti, ma fa niente.

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