Musica, senza steccati

martedì 4 novembre 2014

L'aberrazione musicale: le playlist di classica per rilassarsi!

13:56 Posted by Igor Principe , No comments
Non è raro imbattersi su Spotify in playlist infarcite di musica classica per favorire il relax. Sono raccolte corpose - di solito sui 30 brani - e costruite come un mosaico: una tessera, Mozart; l'altra Prokofiev; un'altra ancora, Rachmaninov. E via dicendo. Ore di musica immortale dall'incedere lento, grave in alcuni casi e romantico in altri. Ore di suoni con cui rilassarsi.

L'idea è semplice: torno a casa, sono stanco, spengo il cervello e lascio che la musica mi coccoli. Quale miglior scelta, allora, se non quella composta dagli immortali? Così l'Ave Verum si affianca al secondo movimento del Concerto per pianoforte n. 2, la Pavane al Canone Pachelbel, lo Schiaccianoci al Chiaro di Luna. Tessera dopo tessera, dicevo, a comporre il mosaico del nostro benessere. Un mosaico che altro non è se non un casino terribile.

La musica classica (o colta, o d'arte: fate voi) non può essere trattata come se avessimo a che fare con canzoni. Tutti noi abbiamo riversato su qualche cassetta le compilation con i brani che ci piacevano di più (a riguardo, date un'occhiata a Mixtape Fanclub: merita), magari pensandole per occasioni precise: musica da festa, musica per momenti romantici, musica per la palestra. Tutti noi abbiamo continuato a farlo masterizzando cd o creando playlist sui nostri iPod. È un gran bel divertimento, oltre che stimolo per la propria creatività di assemblatori.

Ma la canzone è una cosa, un brano di classica un'altra. Volendo azzardare un paragone con la materia letteraria: le canzoni sono racconti, i brani di classica sono capitoli di un romanzo. Un racconto sta in piedi da sé (a meno che non diventi a sua volta capitolo di un racconto più ampio, come nel caso di Tommy o di The Wall), un capitolo no. Lo leggi, e non ne capisci il senso, pur rimanendone magari sedotto per lo stile.

Ecco perché, per quanto valga la mia opinione, penso che quelle playlist andrebbero cancellate dalla rete. Intendiamoci, una raccolta di arie d'opera o di cori dello stesso autore ha una ragion d'essere. Con tutti i limiti del caso, può trasformarsi nel primo dei passi da compiere per conoscere bene l'artista; anni fa, per esempio, mi avvicinai a Giuseppe Verdi proprio grazie a un'insieme di cori da lui composti, diretti da Claudio Abbado con l'orchestra del Teatro alla Scala.

Ma nel mosaico impazzito, dove Mozart viene dopo Mahler e prima di Gershwin, l'unico criterio è trattare la musica come insieme di suoni dal blando scopo terapeutico. L'acqua calda, le candele, gli oli profumati e l'Aria sulla Quarta Corda di J.S. Bach: sfido chiunque a non addormentarsi. E tanti saluti all'ascolto, ovvero ciò per cui si scrive musica. E la si suona.

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