Musica, senza steccati

lunedì 17 novembre 2014

L'inutile corsa delle parole dietro alla musica

«Le parole inseguono la musica senza mai riuscire a tradurre nulla: posso dire del calore del suono, dell’eloquenza cantabile riconsegnata fino all’ultimo frammento di melodia, della continua trasformazione delle dinamiche in un flusso inesauribile, legatissimo, morbido e, appunto, amoroso. Ma sono parole. Chi non c’era non potrà mai sapere cosa fosse questa esecuzione sublime».

Estrapolo un passaggio della recensione di Francesco Maria Colombo alla Sinfonia n. 9 di Gustav Mahler, eseguita ieri sera alla Scala dall'Orchestra Filarmonica. Direttore, Daniel Baremboim. Consiglio di leggerla per i seguenti motivi.

1) Perché Francesco Maria Colombo è un musicista che sa fare il giornalista. Anni fa lo leggevo sul Corriere e su Carnet, trovandone i pezzi chiari e approfonditi (non sempre le due caratteristiche convivono nella stessa pagina). Ero convinto fosse esclusivamente un critico, e con sorpresa ho scoperto che è soprattutto un direttore d'orchestra, e poi un giornalista. La qualità della prosa e la capacità divulgativa - esempio recente: Papillon, il suo programma su Sky Classica - sono da gran professionista della comunicazione.

2) Perché insiste sul pubblico insultante, portando a concludere che non si possa parlare seriamente di cultura se gli interlocutori sono come li ha descritti Colombo nel pezzo.

3) Perché - ed è, secondo me, il centro della questione - racconta l'inutile corsa delle parole dietro alla musica. La citazione iniziale è decisiva: scrivere di musica non è  - come si dice sempre, citando un po' a sproposito Frank Zappa - ballare di architettura. Scrivere di musica è un doveroso affanno, un inseguimento dietro a un avversario troppo veloce da raggiungere. Un inseguimento necessario, perché la musica è un fatto e va raccontato, sapendo però che non si potrà mai farlo compiutamente. Ciò non è un male. Al contrario, esserne consapevoli è il primo e più efficace dei passi verso una critica sensata, cosciente dei propri limiti e del fatto che, alla fine, si tratta di parole.

E che il suono è altro.

[Lì sotto, il primo movimento della Nona di Mahler. Wiener Phiharmoniker, Bruno Walter]

1 commento:

  1. Mi viene un dubbio: ma i ruoli non potrebbero essere invertiti? non potrebbe essere la musica, a volte, a rincorrere le parole? in passato la musica era semplice accompagnamento di poesie, oppure serviva per ballare, solo dopo si è data l'importanza alla sinfonia in sè..da ciò credo che sia l'una che l'altra teoria abbiano ragione e quindi che sia le parole che il suono possono prevalere l'uno sull'altro..

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