Musica, senza steccati

lunedì 1 dicembre 2014

Quel che serve per ascoltare davvero la musica

06:35 Posted by Igor Principe , No comments
Le mani che vedete nella foto - splendida, scattata da Francesca Romano - sono di Luca Ciammarughi. Luca è pianista e critico musicale. Su Facebook, dove siamo in contatto, ha pubblicato la nota che si può leggere lì sotto; gli ho chiesto di usarla su SecondArte, e lo ringrazio per aver detto sì. È semplicemente perfetta nel suo centrare il punto su quanto necessario per ascoltare musica. Non solo la cosiddetta «classica», ma tutta la musica.

(A fine nota, Luca suona Rameau).

Qualche giorno fa, mentre provavo prima di un concerto, un signore si è introdotto nella sala e ha ascoltato l'intera prova, ossia: una Suite di Rameau, la Sonata K 457 di Mozart e una serie di Impromptus e Klavierstücke di Schubert. Alla fine, accenno uno dei possibili bis, un valzer di Schubert, e questo si alza entusiasta dalla sedia ed esclama: «Ma questo è da ballare!». Anche se si trattava di un brano di carattere molto malinconico, se non addirittura cupo, il signore -sentito il ritmo di valzer- si è ringalluzzito improvvisamente. Poi, ha cominciato a spiegarmi che sì, dal programma si evinceva un certo mio «virtuosismo» (?), ma che la differenza la faceva il valzer (un brano, ripeto, dolente e introspettivo), «perché lei col Valzer acchiappa il pubblico! Vedrà che la gente inizia a muoversi sulla sedia!». Entusiasta del fatto che, per gentilezza, stavo anche a dargli ascolto, ha cominciato a dire che nel programma avrei dovuto mettere «anche la Rapsodia in blu!», perché anche quella acchiappava il pubblico. «Lei deve rischiare, ascolti me, metta la Rapsodia in blu e dei pezzi suoi. Osi, metta la Rapsodia in blu e dei pezzi composti da lei, come Allevi».

A questo punto l'impulso era quello di schiaffeggiarlo, alla Nanni Moretti, genere «ma lei si rende conto di cosa sta dicendo?». Ma, siccome sono contrario alla violenza, questo episodio mi serve solo per la solita riflessione. Non si tratta di fare gli snob dicendo che per apprezzare certa musica sia necessario essere musicisti o leggere una partitura: una volta, dopo che eseguii una Sonata di Schubert, un signore molto semplice e senza preparazione musicale -che non aveva mai sentito Schubert fino a quel momento- venne dietro le quinte ed espresse con parole semplicissime ma perfette quella che secondo lui era la differenza fra Beethoven e Schubert. Dunque, se non sempre si tratta di avere specifiche conoscenze musicali, di cosa parliamo?

Io credo che dovremmo parlare di sensibilità, dell'acuirsi o meno della sensibilità ai suoni e al loro significato, anche alle loro ambiguità, dell'accontentarsi o meno di fermarsi a «ciò che piace alla gente», perché se qualcosa «acchiappa» la gente un motivo ci sarà pure! Certo, un motivo c'è, e non sarò certo io a sminuire la Rapsodia in blu o la Marcia Trionfale dell'Aida. Ma vogliamo dunque defenestrare, che ne so, un Lied di Wolf soltanto perché "La donna è mobile" acchiappa di più? Decisamente no. Cosa ne pensi la massa, per un musicista vero, dovrà essere completamente irrilevante.


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