Musica, senza steccati

martedì 16 dicembre 2014

The Last Ship: se la nave affonda, ci pensa Sting

00:10 Posted by Igor Principe , , No comments
È il caso di dirlo: la nave stava affondando, e Sting è stato chiamato a evitare il naufragio. La nave è The Last Ship, il musical in scena in questi giorni al Neil Simon Theatre di New York. Composto interamente dallo stesso ex Police, è un racconto in gran parte autobiografico sui primi anni della sua vita e sul diventare grandi a Newcastle-upon-Tyne, la cittadina inglese in cui egli è nato e dove i cantieri navali hanno dato di che mangiare all'intera popolazione.

Sting ha molto insistito su questo progetto. L'anno scorso ha pubblicato il disco - stesso titolo - con molte delle canzoni presenti nel musical. Poi l'ha presentato in forma di racconto musicale al Public Theatre di New York: con lui, parte del cast e altri suoi storici collaboratori (Dominique Miller, Jo Lawry). Con lui, soprattutto, c'era Jimmy Nail, il protagonista che ora, per un po', lascerà il posto allo stesso Sting. I fatti sono semplici: The Last Ship, come racconta Billboard, fa flop di incassi e la produzione ha deciso che l'unico modo per tirar su i guadagni è portare la celebrità in scena. Nail, che pure è un artista a tutto tondo, evidentemente non è bastato. Così, dal 24 novembre al 24 gennaio, sarà sostituito dal papà del progetto.

La notizia lascia un po' di amaro in bocca. Per quanto riguarda le canzoni, The Last Ship è tra le cose migliori scritte dall'ultimo Sting. Come atmosfera, segue la scelta «acustica» praticata, pur in ambito totalmente diverso, con i dischi pubblicati da Deutsche Grammophone su John Dowland e sulla musica del Cinquecento. Come racconto, traccia una panoramica decisamente credibile sulle persone e sulle storie che animavano la vita di Newcastle nella seconda metà del Novecento, tra padri e figli ai ferri corti, pugili che imparano a danzare, uomini maturi rifiutati da giovani madri single.

Come insieme, insomma, un gran bel concept album per di più adatto a reggere uno spettacolo ad esso interamente dedicato. Il già citato show al Public Theatre è riuscitissimo, forse anche grazie all'atmosfera informale creatasi tra palco e platea. Poi, tradotto in una classica produzione Broadway, qualcosa si è incrinato. A detta dei critici, i difetti sono tutti nella parte drammaturgica (il regista è Joe Mantello, il coreografo Steven Hoggett), cioè quella di cui Sting non è responsabile.

Il 25 gennaio si potrà dire se, almeno al botteghino, l'arrivo della celebrità sarà stata un'idea vincente. Sul piano artistico non lo è, perché alla fine si fa leva sull'immagine più che sulla sostanza. È vero che ci sono in ballo soldi da non perdere, ma lo è altrettanto l'indifferenza alla resa sonora tra l'esserci Sting o Nail. Non stiamo parlando di Every Breath You Take, Roxanne o Fragile, che vogliono «la voce del padrone» per rendere al meglio; parliamo invece di uno show pensato anche per altri, in cui il ruolo dell'autore come front-man è in secondo piano, malgrado sul disco sia lui a cantare.

Forse in casi come questi la scelta migliore è la più coraggiosa: annullare il musical e concentrarsi sul racconto musicale, portando in tour lo show del Public Theatre. Alla lunga, il flop sarebbe stato ricompensato. Se le falle sono nella regia e nella parte teatrale, la presenza di Sting non le risolve, ma le tappa momentaneamente. E dal 25 gennaio il povero Nail si ritrova a dover navigare con i tappi saltati.

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