Musica, senza steccati

domenica 15 febbraio 2015

Il Volo vince a Sanremo e dice che il Festival non può essere che questo

02:32 Posted by Igor Principe , No comments
Molti dei tweet sulla vittoria del Volo a Sanremo commentavano così: bravi, ma i tenori dovrebbero dedicarsi a Verdi, Puccini e Donizetti e lasciar stare le canzoni. Mi sembrano pensieri piccoli: distinguere tra i generi è fondamentale, e chi abbia anche solo un paio di etti di cervello non si sognerebbe mai di mettere sullo stesso piano la grandezza di un Mahler con la grandezza di un Bob Dylan. Tuttavia la musica è quella: sette note, sistemate in infinite combinazioni. Le note volano, superano gli steccati e talvolta atterrano un quella zona di confine che comunemente si definisce contaminazione.

L'area contaminata è una terra di nessuno dove le regole allentano la propria presa. Quando la libertà che ne deriva viene impiegata a dovere, abbiamo un Bob Dylan come l'ultimo o un Monteverdi portato nel jazz con una grazia da lasciare senza fiato; quando viene sprecata, nascono i Pavarotti & Friends, con i quali il Volo mi sembra imparentato. Ciò non significa che tutte le volte in cui una voce operistica si sia cimentata con il pop abbia fallito: i duetti tra Freddie Mercury e Montserrat Caballé o una canzone strapopolare qual è diventata Con te partirò possono non incontrare il gusto di molti (e li capisco), ma sono momenti di musica pensata bene e fatta altrettanto.

Il punto non è dunque un trio di tenori che fa pop, ma la canzone che hanno cantato a Sanremo. La mia opinione, a riguardo, è in due parole: banale e tonitruante. Il testo gioca sul tema eterno senza dire nulla di nuovo nella metrica e nella scelta delle parole; l'arrangiamento è un barocchismo cui, come se non bastasse, è stato dato il Viagra; l'armonia è di una smaccata prevedibilità. I cantanti le voci le hanno (chi può negarlo), ma la bellezza del canto - e dell'esecuzione in generale - non è per forza nella potenza e nel virtuosismo. Malika Ayane e Nek meritavano di più: lui con una canzone che ruba a Muse e Coldplay ma senza farsi troppo notare, e che interpreta con personalità; lei con un brano - cito a memoria un tweet di Andrea Laffranchi - interpretato in modo da dare senso a un testo che, letto, risulterebbe ermetico.

Risultato: ha vinto un brano facile e costruito in modo da stupire, nell'edizione di Sanremo più seguita negli ultimi 10 anni. Qualcuno ci potrebbe vedere il classico specchio in cui si riflette un Paese fermo, per nulla innovativo e proiettato al futuro (piccolo inciso: a confermare la stasi e, soprattutto, la nostalgia per un passato aureo ci si sono messi i tweet durante l'esibizione di Albano e Romina, grondanti un entusiasmo per brani che, quando li presentavano a Sanremo, suscitavano pernacchie). Io voglio tenermi lontano dalla sociologia, e resto alla musica. Il Volo e lo share confermano che Sanremo è questo. La contaminazione cercata da Fabio Fazio tra indie, musica d'autore e scena popolare, almeno per ora, non è possibile.

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