Musica, senza steccati

sabato 14 febbraio 2015

Una canzone per San Valentino: «Io che amo solo te»

05:10 Posted by Igor Principe , , No comments
Stabilire primati, a meno che non siano misurabili, non ha senso. Si può certo dire qual è stato l’atleta che ha vinto più medaglie alle Olimpiadi, o il disco più venduto di sempre. Ma non si può dire quale sia la canzone d’amore più bella di tutti i tempi. Inevitabilmente si fa avanti il gusto, che chiude la disputa. Naturalmente ognuno può proclamare quale sia per sé la più bella, e io proclamo Io che amo solo te.

Per me è stata a lungo una canzone della domenica, quando sia andava a mangiare dai nonni e uno zio fanatico degli anni 60 allietava il pranzo con chilometri di cassette sui cui aveva registrato centinaia di brani. Remo Germani, Gino Paoli, Neil Sedaka, Paul Anka, Mina, Henry Wright: potrei citare decine di artisti che, pigiati nel registratore, formavano la colonna sonora di quei momenti intorno alla tavola, tra le orecchiette e i troccoli (spaghetti alla chitarra) al ragù che - cascasse il mondo - nonna preparava «ogni maledetta domenica», anche quando avrebbe gradito soltanto un brodino. Se indugio su questa cornice familiare è per rendere l’idea della liturgia, dentro la quale la musica si annacquava in un insieme di suoni indistinti, un rumore di fondo cupo e ovattato - le canzoni non erano registrate con la dovuta attenzione all’equalizzatore - che c’era perché (e chissà perché) doveva esserci.

Tra i canti liturgici ogni tanto si affacciava Io che amo solo te, di Sergio Endrigo. Per me era una delle tante, che avrei sostituito volentieri con qualcosa di più attuale per l’epoca di quelle domeniche (gli anni 80). Un giorno di molti anni dopo mi è capitato di riascoltarla di nuovo, ed è stato come farlo per la prima volta realizzando che, per quanto mi riguarda, è la più bella canzone d’amore mai scritta.

Non so se sia stato merito di un’equalizzazione decente o di una mia maggior maturità nell’ascoltare musica. Forse tutt’e due. Ma quel giorno di circa quindici anni fa ho scoperto un arrangiamento perfetto e un testo semplice, quasi raccontato, libero dall’ansia della rima. La musica, arrangiata da Luis Bacalov, incede su una milonga camuffata, con gli archi e l’armonica a disegnare trame romantiche giocando gli uni sul saper essere sontuosi e l’altra sulla sua naturale malinconia. Il testo è stato scritto da Endrigo in venti minuti, pensando a una segretaria, ed è universale: puoi leggerlo come una poesia, recitandolo con le pause al posto giusto, o come un messaggio, o l’articolo di un giornale. Le immagini sono di una semplicità disarmante: gente che ha e ama mille cose, e si perde nelle strade del mondo; io amo e ho solo te, non ti lascerò per avventure e illusioni. Non c’è bisogno di altro, l’amore è semplice e proprio per questo forte; non è un fuoco di passione ma una fiamma costante e sempre accesa. Questa forza scabra esplode alla fine in un verso rivelatore: io ti regalerò quel che resta della mia gioventù.

Non c’è bisogno di spiegare: metteteci dentro quello che credete, in quel che resta. E se vi va, ascoltatela oggi - San Valentino 2015 - con chi amate. Sarà un bel momento.

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