Musica, senza steccati

giovedì 5 marzo 2015

Franceschini e le canzoni a scuola: ok, ma chi le insegna?

02:18 Posted by Igor Principe , No comments
L’idea del ministro della Cultura Dario Franceschini - studiare a scuola i testi dei cantautori, espressa ricordando Lucio Dalla - non è proprio nuovissima. Nel 1987, quando ho cominciato la prima liceo scientifico, il nostro insegnante di lettere scelse un’antologia che, negli ultimi capitoli, contemplava due o tre canzoni di Bob Dylan. Il professore non ci arrivò mai, non per sua volontà ma perché, come spesso ci è accaduto durante quei fantastici cinque anni scolastici, è stato sostituito in corsa. Ricordandone il piglio, credo che ce ne avrebbe parlato volentieri.

Tuttavia, l’idea del ministro non è peregrina. Il dibattito sulla natura delle canzoni - sono o no letteratura? quanto conta il testo e quanto la musica? - è stato affrontato spesso qui su Secondarte, il cui titolare - per quel che valga la sua opinione - è giunto a un punto fermo: prima c’è la musica, poi il testo. Puoi scrivere le parole più belle del mondo, ma se la musica non arriva il tuo sforzo rimane lettera morta. Così come puoi scrivere parole ridicole e senza senso, e piazzandogli sotto una musica come si deve arrivi ovunque. Vano Fossati docet.


Il punto non è quindi chiedersi se la canzone sia o meno letteratura. La canzone è canzone, e nient’altro. Il punto è chiedersi però chi dovrebbe insegnare i cantautori agli alunni. Parto da chi non dovrebbe: gli insegnanti di lettere. Nulla contro di loro (anzi!) o la loro preparazione: semplicemente, si tratta di non appesantire un programma già corposo. Quando ho fatto la maturità, nel Cenozoico (a.D. 1992), una delle tracce del tema era sui poeti crepuscolari. La professoressa di italiano, passando tra i banchi, sorrideva istericamente dicendo: «Ragazzi, siamo fregati, non li abbiamo fatti, passate ad altro, eh eh eh». In effetti, per passare a Pirandello e a Montale li avevamo praticamente saltati.

Non ho idea della situazione attuale, ma mi pare di capire che in certe materie (storia, per esempio) si faccia fatica a completare il programma. Gli insegnanti di lettere hanno insomma altri cui pensare. Se si vuole davvero portare i testi delle canzoni tra le materie scolastiche, la competenza dovrebbe essere degli insegnanti di musica. Il che sposta il problema a monte, dove ci aspetta una domanda: si insegna ancora la musica a scuola? Il ministro potrebbe dare una risposta - positiva, naturalmente - riorganizzando l’assetto attuale, magari assegnando ore nei licei classici e negli scientifici (non mi risulta che ci siano), riducendo drasticamente la pratica strumentale (per quello ci sono scuole private, insegnanti privati, conservatori: non si impara la musica soffiando in un flauto di plastica) a vantaggio della storia di quest’arte e dei suoi interpreti. Poi sta agli insegnanti essere seguiti, cosa sempre più difficile: già parlare dei Beatles a ragazzi di 15 anni è piuttosto complicato, figuriamoci parlar loro di Mendelssohn o di Puccini.

Quegli insegnanti, tuttavia, sarebbero i più adatti per parlare di canzoni. Per spiegare non solo quanto già affermato poc’anzi (testo valido, musica non valida e così via), ma per sottolineare la musicalità stessa dei testi, per far capire che la poesia è una cosa e la canzone un’altra, per affermare che un cantautore non è un poeta che fa musica, ma un letterato di altro tipo.

Un cantautore, appunto. E non è poco.

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